Pensioni, la quattordicesima torna a luglio (ma non per tutti): si può arrivare a 655 euro
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Redazione Economia
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Con l’arrivo della bella stagione, e quasi in parallelo all’aumento delle temperature, molti pensionati tengono d'occhio il cedolino di luglio nella speranza di trovarvi una voce particolare: la cosiddetta quattordicesima Inps, una somma aggiuntiva che – va subito detto – non rappresenta un bonus generalizzato né tantomeno un diritto acquisito per chiunque abbia versato contributi. Si tratta piuttosto di un’integrazione economica circoscritta, la cui erogazione è subordinata al possesso di tre requisiti fondamentali (età, reddito personale e anni di contribuzione) che l’istituto di previdenza verifica in automatico.
Secondo le regole attualmente in vigore, possono aspirare a questa mensilità extra i pensionati che abbiano già compiuto 64 anni e che, allo stesso tempo, dichiarino (o meglio, risultino agli archivi Inps) un reddito complessivo non superiore al doppio del trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Chi rientra in queste maglie, e le soddisfa entro il 31 luglio 2026, vedrà accreditata la quattordicesima direttamente con la rata di luglio; l’importo, a seconda della storia contributiva e del reddito individuale, può arrivare fino a 655 euro. Un cifra, quest’ultima, che rappresenta il massimo erogabile per la platea dei beneficiari.
Quando slitta a dicembre e chi resta fuori
L’accredito automatico – ed è questo un punto spesso frainteso – non avviene però nella stessa data per tutti. Se un pensionato perfeziona i requisiti richiesti dopo il 31 luglio 2026, ma comunque entro il 31 dicembre dello stesso anno, il pagamento slitta alla rata di dicembre. Attenzione, però: la finestra temporale cambia lievemente a seconda del tipo di gestione previdenziale. Per le pensioni gestite nei sistemi integrati, il termine utile per rientrare nella tornata di luglio scade il 31 luglio; per quelle della Gestione pubblica, invece, il discrimine è anticipato al 1° luglio. In soldoni, chi diventa “idoneo” dal 1° agosto (sistemi integrati) o dal 1° luglio (Gestione pubblica) fino al 31 dicembre, incasserà la quattordicesima solo a fine anno.
Non serve presentare alcuna domanda: l’Inps utilizza i dati reddituali già presenti nei propri archivi, quelli relativi all’anno precedente, per verificare il possesso dei requisiti. Proprio per questo motivo, alcuni pensionati potrebbero scoprire di esserne esclusi senza un preavviso formale, semplicemente perché il loro reddito supera la soglia di due volte il minimo o perché non hanno ancora raggiunto il 64° anno d’età. Non c’è alcuna discrezionalità, solo un meccanismo basato su numeri e scadenze.
L’importo fino a 655 euro e la logica contributiva
La cifra di 655 euro, va precisato, non è fissa: rappresenta il massimo teorico riconoscibile a chi si trova nella condizione reddituale e anagrafica più favorevole (reddito molto basso e almeno 64 anni). Più il reddito personale si avvicina al limite delle due volte il trattamento minimo, più l’importo tende a ridursi. A giocare un ruolo decisivo, nelle pieghe del calcolo Inps, è anche la durata della carriera contributiva: anni di versamenti più lunghi possono far scattare una quota maggiore, seppur sempre entro quel tetto.
Dunque, ricevere la quattordicesima non significa ottenere un’“extra pensione” uguale per tutti, ma un sostegno modulato e mirato. L’istituto ha scelto di erogarla in un’unica soluzione, senza frazionamenti, proprio per dare un sollievo concentrato nei mesi estivi (o, in alternativa, in quelli prenatalizi).
Nessuna domanda, solo verifica automatica
Un aspetto pratico, spesso fonte di dubbi tra gli over 64, riguarda l’eventuale necessità di presentare un’istanza formale. La risposta è negativa: l’accredito avviene in maniera automatica – lo si ripete – sulla base dei dati reddituali già in possesso dell’ente previdenziale. Questo significa che il pensionato non deve fare altro che controllare il cedolino di luglio (o di dicembre) e, in caso di mancato riconoscimento pur ritenendo di avere i requisiti, potrà eventualmente verificare con un patronato se i propri dati reddituali archiviati dall’Inps corrispondono al vero. Ma non esiste un bando, né una graduatoria, né una procedura concorsuale. Si tratta, in sostanza, di un meccanismo silenzioso e binario: o si rientra nei parametri, oppure no.




