Referendum sull'autonomia differenziata bocciato dalla Corte Costituzionale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo della legge sull'autonomia differenziata delle Regioni. Dopo un'udienza di due ore a porte chiuse, con i rappresentanti dei promotori dei quesiti referendari, è arrivato il verdetto. I giudici costituzionali hanno rilevato che "l'oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari", pregiudicando così la possibilità di una scelta consapevole da parte dell'elettore.

La Consulta si era già espressa il mese scorso in merito alla cosiddetta legge Calderoli, sottolineando la necessità di correzioni su sette profili della stessa legge, dai Livelli essenziali di prestazione (Lep) alle aliquote sui tributi, ai fini di compatibilità costituzionali. Tuttavia, il quesito sulla legge Calderoli, della quale i giudici costituzionali hanno dichiarato illegittimi alcuni punti, non ha superato il vaglio della Corte. La sentenza è stata emessa dagli attuali undici giudici della Corte Costituzionale.

Parallelamente, sono stati approvati cinque quesiti referendari, tra cui quello per ridurre da dieci a cinque anni i tempi per gli extracomunitari per ottenere la cittadinanza. Gli altri quattro quesiti riguardano materie relative al lavoro, come il Jobs Act, i contratti a termine e gli infortuni. La Corte ha rilevato che "l'oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari", sottolineando che ciò pregiudica la possibilità di una scelta consapevole da parte dell'elettore.

Il referendum abrogativo della riforma sull'autonomia differenziata, quindi, non sarà sottoposto al voto popolare. La Consulta ha dichiarato che "il referendum verrebbe ad avere una portata che ne altera la funzione, risolvendosi in una scelta sull'autonomia differenziata, come tale, e in definitiva sull'articolo 116, terzo comma, della Costituzione; il che non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo eventualmente di una revisione costituzionale".

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