Manovra 2026, Assintel: risorse insufficienti per la transizione digitale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La legge di Bilancio per il 2026, il cui iter parlamentare volge ormai al termine, compie un passo nella direzione del sostegno alle imprese, secondo quanto osservato da Assintel-Confcommercio, pur senza rispondere pienamente alle pressanti esigenze di trasformazione digitale del Paese. La presidente Paola Generali, infatti, pur riconoscendo come, dopo un clima di grande confusione, il recupero di fondi per gli incentivi sia un fatto positivo, sottolinea con forza che le risorse destinate agli iperammortamenti e al piano Transizione 4.0 restano "largamente insufficienti". Una valutazione che evidenzia, al di là dei recuperi dell’ultima ora, criticità strutturali nel sostegno pubblico all’innovazione tecnologica delle imprese, le quali si trovano a operare in un contesto economico globale sempre più competitivo.

Il nodo degli incentivi e il nuovo vincolo Ue

La manovra, il cui impianto complessivo è rivendicato come un punto di forza dal partito di maggioranza relativa, ha reintrodotto l’iperammortamento per il 2026, sebbene con una novità destinata a influenzare le scelte aziendali. Il governo, in un’ottica di sovranità tecnologica, ha infatti collegato l’accesso alle aliquote agevolate a un vincolo di provenienza geografica: i beni strumentali materiali e immateriali, oltre ai sistemi per l’autoproduzione energetica, dovranno essere prodotti all’interno dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo. Questa clausola “Made in EU”, inedita, mira a orientare gli investimenti verso una filiera comunitaria, sebbene la sua applicazione concreta, specialmente per i software e per beni con componentistiche globali, rischi di generare non poche incognite interpretative e operative per le aziende.

Gli altri pilastri della manovra

Mentre le misure per le imprese mostrano dunque limiti e complessità, la legge di Bilancio appare maggiormente concentrata su interventi a sostegno delle famiglie e del settore immobiliare. Tra gli interventi principali, spicca la riforma dell’Isee, che esclude dal calcolo la prima casa e innalza la soglia di franchigia a 91.500 euro, prevedendo un ulteriore aumento per ogni figlio convivente oltre il primo. Cambia, e non di poco, anche il sistema delle maggiorazioni della scala di equivalenza, le quali crescono progressivamente in relazione al numero di figli, delineando così un meccanismo più favorevole ai nuclei familiari numerosi, i cui componenti spesso affrontano costi di vita più elevati.

La quadra politica in maggioranza

L’approvazione del testo, come spesso accade in queste fasi, è giunta al termine di una trattativa serrata tra le forze di governo, caratterizzata da giornate di elettricità e pressioni incrociate. Il copione, ormai consolidato, ha permesso infine a ciascun partito della coalizione – da Fratelli d’Italia alla Lega, da Forza Italia a Noi Moderati – di mettere in evidenza i propri traguardi negoziali, all’interno di una cornice che Palazzo Chigi descrive come equilibrata e coerente. Un equilibrio che, tuttavia, non sembra aver completamente soddisfatto le istanze di quanti, come l’associazione dei grossisti di informatica, chiedevano un impegno finanziario più so e una minore complessità burocratica per accelerare la digitalizzazione del sistema produttivo italiano.

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