Garattini e la dieta per la longevità: «Il segreto? Mangiare poco. Al cervello servono 90 grammi di zucchero al giorno»
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Redazione Salute
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In un'epoca in cui le diete si moltiplicano, promettendo risultati miracolosi attraverso schemi rigidi e privazioni cicliche, la voce di Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri", si staglia con l’autorevolezza di una vita dedicata alla scienza e con l’esperienza di chi, a pochi mesi dal compiere novantasette anni, incarna il proprio oggetto di studio. Apparendo in videocollegamento al programma "La Volta Buona" condotto da Caterina Balivo, il farmacologo e oncologo ha affrontato il tema dell’alimentazione smontando, con parole chiare e prive di ambiguità, alcuni dei dogmi nutrizionali più in voga. La sua posizione, che privilegia la sostanza alla forma e la quantità alla tempistica, delinea un approccio alla longevità tanto semplice nella sua enunciazione quanto complesso nella sua applicazione disciplinata.
La quantità prima del quando
Contrariamente a quanto sostenuto dai sostenitori del digiuno intermittente e di regimi che pongono l’accento sul momento della consumazione dei pasti, Garattini ha affermato senza mezzi termini che “non conta il ‘quando’, ma il ‘quanto’”. Secondo il ricercatore, il fulcro di una vita sana e longeva risiederebbe in un’unica, essenziale regola: “Bisogna mangiare poco”. Una pratica, questa, che egli stesso ha evidentemente adottato, e che ridimensiona l’efficacia di protocolli alimentari più articolati, riconducendo tutto a una questione di abitudini individuali e di buon senso. “Se uno ha poco tempo a mezzogiorno, mangerà poco a pranzo”, ha spiegato, normalizzando una variabilità di comportamenti che, in fin dei conti, trovano un comune denominatore nella moderazione complessiva delle calorie ingerite.
Il fabbisogno cerebrale e il paradosso dello zucchero
Un aspetto particolare della sua dissertazione ha riguardato il funzionamento del cervello, organo per il quale Garattini ha quantificato un bisogno specifico di novanta grammi di zucchero al giorno. Questa precisazione, che potrebbe apparire in contraddizione con i moniti contro il consumo eccessivo di dolci, delinea in realtà la necessità di un approccio consapevole alle fonti energetiche. Il cervello, infatti, utilizza glucosio come carburante primario, ma la sua esigenza non giustifica un consumo smodato di alimenti raffinati; piuttosto, sottolinea l’importanza di un apporto calorico globale ridotto, all’interno del quale quel specifico fabbisogno venga soddisfatto attraverso meccanismi metabolici naturali e una dieta equilibrata, senza bisogno di forzature o integrazioni particolari.
Il vino e le abitudini consolidate
Altro caposaldo della cultura alimentare italiana messo in discussione dalle parole del professore è il consumo di vino, spesso giustificato da presentazioni, ormai superate dalla letteratura scientifica, che lo dipingevano come un alleato per la salute se assunto in modiche quantità. Garattini ha invece espresso un netto rifiuto verso questa sostanza, allineandosi a quelle evidenze che, studi dopo studio, ne confermano la pericolosità per l’organismo, a prescindere dal dosaggio. La sua lezione, dunque, non si limita alla mera restrizione quantitativa ma abbraccia anche la qualità delle sostanze introdotte, promuovendo una scelta oculata degli alimenti che escluda categoricamente ciò che, come il vino, rappresenta un fattore di rischio accertato.




