Un giudice federale ordina di rimuovere il nome di Trump dal Kennedy Center
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Redazione Esteri
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La decisione, destinata a fare scalpore negli ambienti politici e culturali della capitale, è arrivata nella giornata in cui John Fitzgerald Kennedy avrebbe spento 109 candeline: un giudice federale ha dichiarato “illegittima” l’aggiunta del nome del presidente Donald Trump sul prospetto del John F.
Kennedy Center for the Performing Arts, ordinandone la rimozione immediata e bloccando contestualmente il piano, sostenuto dall’amministrazione, che prevedeva la chiusura biennale della storica istituzione. sky +3
Il magistrato Christopher Cooper, della Corte distrettuale di Washington, ha accolto solo in parte le richieste avanzate dalla deputata democratica Joyce Beatty, la quale aveva impugnato la decisione del Consiglio direttivo; nella sua ordinanza, Cooper ha stabilito che l’amministrazione ha ora due settimane di tempo, ovvero fino al 12 giugno, per cancellare la scritta a caratteri cubitali che campeggia sulla facciata dell’edificio, rimuovendo ogni riferimento al presidente in carica da materiali ufficiali e piattaforme digitali. sky +3
La legge è “cristallina”: solo il Congresso può cambiare il nome
Secondo quanto si legge nell’opinione di 94 pagine redatta dal giudice – che cita ampiamente lo statuto organico del centro – la volontà del legislatore federale era inequivocabile quando, nel lontano 1964, decise di trasformare il “National Culture Center” in un memoriale vivente dedicato al trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti.
“Lo statuto rende cristallino che il Centro deve essere intitolato a Kennedy – ha scritto Cooper – e non può portare alcun altro nome formale basato esclusivamente sulla volontà unilaterale del Consiglio. rsi +3
È stato il Congresso a dargli questo nome, e solo il Congresso può cambiarlo”. Una doccia gelata, dunque, per la nuova governance voluta da Trump, che dopo il suo ritorno alla Casa Bianca aveva spazzato via la vecchia dirigenza per insediarsi personalmente alla poltrona di presidente del consiglio di amministrazione.
La difesa dell’amministrazione, nel tentativo di arginare la débâcle, aveva sostenuto in aula che l’aggiunta del nome fosse solo una modifica secondaria, paragonabile al cambio di nome di un ente pubblico come la “Fannie Mae”. rsi +3
Un argomento, questo, bollato dal magistrato come “troppo furbo per essere serio” e che non teneva conto della sacralità di un memoriale presidenziale. rsi +3
Sospesa la chiusura biennale: la sconfitta sul piano gestionale
Ma la batosta per il presidente non si è fermata alla mera questione onomastica. Il giudice Cooper ha infatti congelato anche il maxi-piano di ristrutturazione che avrebbe dovuto portare alla serrata dell’istituzione culturale per due anni a partire dal prossimo luglio, un progetto per il quale Trump aveva già stanziato 257 milioni di dollari grazie a fondi approvati dal Congresso. gazzettadiparma +3
Nella sua analisi, il magistrato ha rilevato come la votazione del consiglio dello scorso marzo – quella che ha ratificato la chiusura – si sia basata su “una presentazione delle informazioni insufficiente e unilaterale”, trascurando del tutto gli obblighi statutari legati alla programmazione artistica e alla funzione commemorativa del luogo.
“I fiduciari avrebbero potuto valutare l’opportunità della chiusura in molti modi prudenti – ha scritto Cooper – ma questo non era certamente uno di questi”. rsi +3
Nonostante il duro colpo, il giudice ha comunque precisato che la sua ingiunzione non blocca i lavori di manutenzione urgente, ritenuti indispensabili per fermare il degrado dell’immobile; se il consiglio dovesse approvare una nuova chiusura in futuro, dopo aver valutato attentamente tutte le variabili, quella sarebbe una strada percorribile, ma non certo quella intrapresa finora. rsi +3
La controffensiva di Trump: “Lascio tutto al Congresso”
La reazione del diretto interessato non si è fatta attendere, anche se ha assunto i contorni di una ritirata strategica piuttosto che di una battaglia legale. Attraverso un post sul suo social Truth, Donald Trump ha infatti annunciato di aver incaricato il Dipartimento del Commercio di avviare tutte le procedure necessarie per trasferire al Congresso la piena responsabilità operativa e amministrativa dell’istituzione. rsi +3
“A meno che non sia libero di fare ciò che so fare meglio di chiunque altro, ovvero riportare in auge questa istituzione fisicamente, finanziariamente e artisticamente, non ho alcun interesse a continuare quello che potrebbe solo essere un viaggio senza speranza nel Paese di Cuccagna”, ha scritto il presidente, visibilmente irritato per quella che ha definito l’ennesima prevaricazione giudiziaria ai suoi danni. ilsole24ore +3
Nonostante l’annuncio – la cui effettiva fattibilità resta tutta da verificare, dato che il centro è di fatto controllato da un board di fedelissimi da lui stesso nominati – la portavoce del Kennedy Center ha già fatto sapere che l’istituzione intende presentare appello contro l’ordine di rimozione del nome, certa che “in appello la corte sosterrà la volontà del Consiglio di riconoscere i contributi storici del presidente Trump”. ilsole24ore +3
Il sipario su questa querelle, insomma, potrebbe non essere calato definitivamente, ma per ora il nome di Kennedy torna a essere l’unico a campeggiare su quello che doveva essere il suo memoriale. ildenaro +3




