Lillo, il lato comico del Festival: “A Sanremo da co-conduttore, giocherò con quel che rappresenta”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il viavai incessante dietro le quinte del Teatro Ariston, in una mattinata di mercoledì 25 febbraio che profuma già di spartiti e controcanti, ha visto materializzarsi una figura che l’olimpo della musica leggera italiana lo ha già sfiorato, finendo però invariabilmente per ribaltarlo con la cifra del proprio humour. Lillo Petrolo, all’anagrafe Pasquale, uno che con l’arte della risata ci convive da quando disegnava fumetti prima di diventare la metà inseparabile – ma non troppo, come tiene a precisare lui – del duo con Greg, ha varcato la soglia della sala stampa per la consueta conferenza del secondo giorno. Non era la prima volta che metteva piede in quel teatro, naturalmente: ci arrivò in gara, ai tempi in cui con i Latte e i suoi derivati e quel brano dal Titolo chilometrico, "E noi a Gino lo menamo", fece compagnia ai comprimari della classifica, quelli che spesso si godono lo spettacolo dalle retrovie. Poi ci tornò da ospite, in duetto con Max Pezzali, e adesso, complice la direzione artistica di Carlo Conti, che per questa edizione 2026 ha pescato a piene mani nel variegato mondo dello spettacolo, si ritrova dall’altra parte del bancone, o meglio, sul palco, ma con il microfono dei padroni di casa. Lui, insieme a Pilar Fogliati e ad Achille Lauro, andrà a comporre il tris di conduttori che affiancherà Conti e Laura Pausini nella seconda serata. Una responsabilità non da poco, specie dopo i primi rilievi sugli ascolti, quei numeri che nella cassa di risonanza del Festival diventano sempre un termometro spietato.

E infatti, appena varcato l’ingresso, qualcuno tra i cronisti, con quella sottile vena di perfida ironia che talvolta li contraddistingue, gli ha chiesto se non fosse il caso di chiamare in causa Posaman, il suo celeberrimo supereroe delle pose nato dalla fortunate serie "LOL – Chi ride è fuori", per tentare di risollevare le sorti dello share, magari un filo meno brillante rispetto alle attese. Lillo, che sul palco ci sa stare e con le domande a tradimento ha imparato a giocarci, ha risposto con una battuta al veleno: “Sì, potrebbe servire, ma non sono io Posaman, quella è un’identità segreta”. Una replica che ha strappato più di un sorriso, ma che fotografa anche il suo approccio alla kermesse: prendere la situazione, qualunque essa sia, e giocarci sopra. È la stessa filosofia che ha esplicitato poco dopo, quando ha raccontato il suo modus operandi: il suo stile, in tutto ciò che fa, consiste proprio nel giocare sulla situazione che vive, nel calarsi dentro il meccanismo e trasformarlo in occasione comica. Una sorta di dichiarazione d’intenti per la serata, quella che lo vedrà condividere il proscenio con l’energia eccentrica di Lauro e la freschezza dell’attrice Fogliati.

Un’anima da fumettista e un sognatore con i piedi di piombo

Chi si aspetta il classico comico urlato e sopra le righe farebbe meglio a ricredersi. Perché Lillo, nel descriversi, sfodera una consapevolezza che affonda le radici in anni di gavetta, tra palchi teatrali deserti e sale piene di pensionati che, come ha ricordato in un’intervista rilasciata mesi fa, non gli regalarono neanche una risata, costringendoli, lui e Greg, a ridere per primi dell’assurda situazione. Una carriera, la sua, che lo ha visto passare dai personaggi dei fumetti da lui inventati – un background da disegnatore che ancora oggi gli plasma lo sguardo surreale sul mondo – al cinema, dove ha recitato per registi come Corrado Guzzanti in “Fascisti su Marte”, pellicola che mescolava satira e fantapolitica, fino ai cinepanettoni di Neri Parenti e a ruoli più drammatici che gli valsero persino un Nastro d’Argento per "La grande bellezza", nonostante in quel film, come lui stesso ha confidato, il montaggio lo abbia poi sacrificato in favore del protagonismo di Servillo, lasciandogli un retrogusto amaro. Un artista poliedrico, insomma, capace di passare dalla musica demenziale ai ruoli più sofisticati senza mai perdere quella vena autoironica che lo porta a definirsi, senza infingimenti, un bugiardo: “il giusto, però”, ci tiene a precisare, perché a volte, dice, una bugia aiuta. Ma non egoista. Quello no. Semmai un sognatore, uno che sogna fin troppo e che in certi momenti, ammette, dovrebbe tenere i piedi più ancorati alla terraferma. Forse è proprio questa miscela, tra la testa tra le nuvole e la capacità di osservare il mondo con il distacco del vignettista, che lo rende adatto a un palco complesso come quello dell’Ariston, dove la leggerezza non deve mai scadere nella superficialità.

Dal duo con Greg alla prova del palco unico

Un passaggio, quello sulla co-conduzione, che segna anche un’evoluzione nel suo rapporto con il pubblico dei grandi eventi televisivi. Lillo ha sempre lavorato in coppia, con Greg, un sodalizio lungo una vita che lui stesso paragona più a una relazione tra amanti che a una coppia di fatto: ognuno per la sua strada, ma con un filo invisibile che li tiene legati. E a chi, tempo fa, gli chiedeva se il compagno di mille avventure fosse geloso dei suoi successi "solisti" – il boom di Posaman, le partecipazioni ai talent, le serie tv – la risposta è sempre stata la stessa: nessuna gelosia, solo percorsi paralleli che ogni tanto si incrociano. E stasera, quel percorso parallelo si incrocerà con le storie musicali di quindici Big in gara, con le sfide delle Nuove Proposte – quattro giovani pronti a darsi battaglia per un posto in finale – e con gli interventi esterni di Bresh da Piazza Colombo e di Max Pezzali dalla Costa Toscana. Una seconda serata fitta di impegni, insomma, che Lillo affronterà con la sua cifra stilistica: nessuna voglia di strafare, ma la semplice, e complicatissima, arte di stare al gioco. Quello stesso gioco che, come ha raccontato una volta, non puoi costruire a tavolino: lo trova il pubblico. E chissà che il pubblico dell’Ariston, quello in sala e quello da casa, non trovi proprio in lui la chiave per sorridere di un Festival che, tra una votazione e l’altra, ha sempre bisogno di una boccata d’aria fresca.

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