L’anticiclone avvolge l’Italia, ma il prezzo della stabilità saranno nebbie e inquinamento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo settimane caratterizzate dal passaggio incessante di perturbazioni atlantiche – un vero e proprio assedio che tra la fine di gennaio e la prima metà di febbraio ha portato al transito di una ventina di fronti, con conseguenti criticità idrogeologiche e accumuli nevichi eccezionali sulle Alpi, dove in alcune aree si sono superati i 40 centimetri in ventiquattr’ore – il quadro meteorologico sta per subire una svolta radicale. L’ultima fase di maltempo, quella legata alla perturbazione che gli esperti hanno ribattezzato “Pedro” e che fino a ieri ha sferzato con particolare intensità il versante tirrenico e il Nord Italia, spingendo la neve fin sui fondovalle alpini e persino in alcune aree pianeggianti del Piemonte, si sta ormai esaurendo. Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma come questo rapido passaggio perturbato rappresenti il canto del cigno di un periodo insolitamente dinamico: l’alta pressione, quella stessa figura che per lunghi tratti del 2023 e dell'inizio del 2024 aveva imposto una cappa di stabilità talmente opprimente da aggravare un grave deficit idrico, sta rimontando con decisione da ovest.

Le residue precipitazioni, che nella giornata odierna interessano ancora il Sud Italia e in particolar modo il nord della Sicilia e la bassa Calabria, saranno un ricordo nel giro di poche ore, e già da domani il sole tornerà a splendere su gran parte della Penisola. Questo imponente promontorio di alta pressione, di chiara matrice azzorriana, non si limiterà a un fugace passaggio; la sua espansione verso il Mediterraneo centrale appare infatti destinata a proseguire, andando a costituire una sorta di scudo in grado di deviare verso nord le perturbazioni atlantiche e garantendo così all'Italia una fase di stabilità atmosferica che, secondo le proiezioni dei modelli, potrebbe protrarsi per buona parte dell'ultima decade del mese -1-7.

Temperature in deciso rialzo, ma con forti escursioni termiche

L'arrivo dell'anticiclone porterà con sé un effetto immediatamente percepibile dalla collettività: un deciso aumento delle temperature, in particolare di quelle massime. L'aria mite in arrivo da sud-ovest, unita all'intensa radiazione solare garantita da cieli per lo più sereni, farà schizzare le colonnine di mercurio verso valori decisamente superiori alle medie del periodo, regalando un assaggio di primavera anticipata. Su alcune zone del Centro Italia, come Toscana, Lazio e Sardegna, non si esclude che si possano toccare punte di venti gradi, mentre al Sud e sulle isole maggiori il tepore sarà ancora più pronunciato -3. A Milano e nel resto della Pianura Padana le massime si attesteranno comunque su valori gradevoli, intorno ai quattordici-quindici gradi. Tuttavia, la stessa configurazione meteorologica che favorisce questo rialzo termico diurno porta con sé un corollario ben noto in pianura e nelle valli: l'escursione termica tra il giorno e la notte si farà via via più marcata. Se il sole scalderà l'atmosfera nelle ore centrali, il cielo sereno e l'assenza di copertura nuvolosa favoriranno un rapido irraggiamento notturno, causando un altrettanto deciso calo delle temperature minime, che potrebbero scendere fin sotto i cinque gradi.

Il ritorno delle nebbie in pianura e nubi basse sui litorali

Se da un lato l'alta pressione viene generalmente associata a condizioni di bel tempo e cieli azzurri, dall'altro lato della medaglia, soprattutto nella stagione invernale, c'è il ritorno di fenomeni tipici degli strati più bassi dell'atmosfera. La stabilità e il ristagno dell'aria nei bassi strati, favoriti dall'assenza di vento e dall'umidità residua dei giorni scorsi, creeranno le condizioni ideali per la formazione di dense nebbie notturne e mattutine. A farne le spese saranno, come di consueto, la Pianura Padana – in particolare lungo il corso del Po – e alcune valli interne del Centro Italia, come la valle dell'Arno, dove la visibilità potrebbe ridursi sensibilmente nelle prime ore della giornata -3-7. Oltre alle nebbie, un altro fenomeno che potrebbe offuscare localmente lo scenario soleggiato sarà la presenza di nubi basse o stratificazioni costiere, specialmente sulla Liguria di ponente e in alcuni tratti del versante tirrenico, dove l'aria umida marina potrebbe condensare a contatto con le acque ancora relativamente fredde. Si tratta, in ogni caso, di fenomeni temporanei e localizzati, destinati a dissolversi nel giro di poche ore dopo l'alba, salvo poi riformarsi la sera successiva. Per il resto d'Italia, da nord a sud, il tempo si manterrà stabile e prevalentemente soleggiato.

Una stabilità duratura, ma con l'incognita inquinamento

Le proiezioni meteorologiche per l'inizio della prossima settimana confermano la tenuta di questa struttura anticiclonica. Fino a mercoledì o giovedì, l'alta pressione continuerà a proteggere il bacino del Mediterraneo, impedendo l'avvicinarsi di nuove perturbazioni e garantendo la prosecuzione di questa parentesi di tempo asciutto e mite -8. Questa lunga fase di stabilità, pur rappresentando una meritata tregua dopo le intense precipitazioni, potrebbe però portare con sé un'altra problematica, invisibile ma altrettanto insidiosa: l'aumento dei livelli di inquinamento atmosferico, in particolare nelle grandi aree urbane e nelle zone di pianura. L'assenza di pioggia e vento, infatti, impedisce il ricambio e la dispersione degli inquinanti, favorendone l'accumulo nei bassi strati dell'atmosfera. Lo stesso meccanismo che genera le nebbie – l'inversione termica notturna – intrappola polveri sottili e smog, creando una cappa che potrebbe persistere per diversi giorni, con possibili ripercussioni sulla qualità dell'aria e sulla salute dei cittadini, specialmente nelle metropoli del Nord. Sarà questo, verosimilmente, l'aspetto su cui si concentrerà l'attenzione nei prossimi bollettini, più che la possibilità di nuove precipitazioni.

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