Il Veneto chiede la tutela del gelato artigianale con la denominazione di tradizione italiana
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Redazione Economia
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Tutelare il gelato. E tutelare i gelatai che lo realizzano e lo vendono. Gli artigiani, dopo la battaglia che ha permesso da quest’anno solo alle gelaterie artigiane di utilizzare la dicitura “gelato artigianale”, hanno deciso di fare un passo ulteriore.
«Stiamo lavorando per istituire la Denominazione di Gelato Artigianale di tradizione italiana, un prodotto che si caratterizza per l’impiego nella preparazione di miscele di ingredienti provenienti da materie prime fresche e prevalentemente di origine nazionale», ha dichiarato Cristiano Gaggion, presidente della Federazione alimentaristi veneto e nazionale di Confartigianato Veneto, a riprova di come il comparto miri a ottenere un riconoscimento giuridico che vada oltre l'attuale etichettatura.
La richiesta, avanzata in un contesto di crescente attenzione verso la qualità e la trasparenza, si basa su dati che confermano il peso del settore, nonostante le difficoltà legate all'aumento dei costi delle materie prime.
I numeri del gelato artigianale in Veneto e Lombardia
A fotografare la dimensione del fenomeno è l'Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia, che, basandosi su dati Istat, Unioncamere-Infocamere e Agenzia delle Entrate, ha tracciato un quadro dettagliato del mercato. Nel primo trimestre del 2026 il Veneto conta ben 1.094 laboratori di gelateria, un dato che la pone al secondo posto in Italia dopo la Lombardia. Di questi, 836 sono imprese artigiane, con un'incidenza del 76,5% sul totale, la quota più elevata tra le principali regioni italiane.
Sul fronte dei consumi, le famiglie venete hanno speso 143 milioni di euro in gelati nel 2024.
Un discorso analogo può essere fatto per la Lombardia, dove la passione per il gelato si traduce in cifre altrettanto significative. La spesa annua delle famiglie bresciane, per esempio, è stimata in 35 milioni di euro, il secondo valore più elevato in Lombardia dopo quello della provincia di Milano, pari a 100 milioni. Le famiglie lombarde, nell'insieme, destinano ogni anno all'acquisto di gelati circa 290 milioni di euro.
Nel dettaglio, la provincia di Brescia conta 230 laboratori, di cui 165 artigiani, pari al 71,7%, una percentuale che supera nettamente la media regionale del 64,2% e che testimonia la forte vocazione artigiana del territorio.
Una battaglia per la definizione giuridica
La spinta verso la nuova denominazione nasce dalla constatazione che, nonostante il valore economico, culturale e turistico, il gelato artigianale non dispone ancora di una definizione giuridica univoca. «Eppure, nonostante il valore economico, culturale e turistico, il gelato artigianale non dispone ancora di una definizione giuridica univoca», ha sottolineato Gaggion.
L'obiettivo dichiarato è quindi quello di arrivare a una legge che definisca in modo chiaro cosa sia davvero il gelato artigianale italiano, una tutela che oggi manca e che rischia di penalizzare chi investe sulla qualità. La proposta si inserisce in un solco già tracciato da iniziative precedenti, come la proposta di legge del 2017 per l'introduzione della denominazione di "gelato artigianale di tradizione italiana" e la legge regionale veneta del 2022 per la promozione del gelato tradizionale di qualità.
La sfida dei rincari
Il settore, tuttavia, deve fare i conti con una realtà complessa, segnata da aumenti significativi dei costi delle materie prime. Rispetto alla media del 2021, i prezzi al consumo hanno registrato incrementi del 43% per le uova, del 32% per la frutta, del 31% per lo zucchero, del 25% per il latte e del 22% per cacao e cioccolato.
Rincari che gli artigiani hanno spesso assorbito per non gravare sull'utente finale, come ha spiegato Daniele Dall'Antonia, presidente dei Gelatieri di Confartigianato Imprese Veneto: «Negli ultimi mesi abbiamo gestito rincari lungo tutta la filiera, sono cresciuti i costi delle materie prime come quelli di coni, coppette e vaschette, tutto il materiale per vendita e confezionamento, abbiamo cercato di non gravare sull'utente finale».
In questo contesto, la richiesta di una disciplina più ferrea e di una tutela legale diventa per i gelatieri uno strumento essenziale per proteggere un comparto che, come ha sottolineato il presidente di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale, Eugenio Massetti, è fatto di «materie prime selezionate, competenza, creatività e un rapporto diretto con il cliente».
La denominazione di origine, se approvata, rappresenterebbe un ulteriore passo avanti nella valorizzazione di un'eccellenza del Made in Italy, contribuendo a distinguere il prodotto artigianale da quello industriale e a garantire ai consumatori la qualità e la tradizione che cercano.




