Laura Mattarella, un onore discreto: "Questo ruolo era di mia madre"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In una rara apparizione pubblica, che di per sé costituisce una dichiarazione, Laura Mattarella ha concesso un'intervista a Vogue Italia rompendo quel muro di riservatezza che ha sempre caratterizzato la sua presenza accanto al padre, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La scelta del mezzo, una rivista di moda dal forte impatto iconografico, appare in netto contrasto con l'immagine di discrezione che la figlia del capo dello Stato ha sempre mantenuto, un contrasto che lei stessa riconosce provenire da una famiglia dove tali valori «non sono considerati una formalità o solo un dovere, ma il modo più intenso di vivere i rapporti». Eppure, in quelle pagine, ha delineato con parole misurate eppure penetranti il senso del suo impegnativo ruolo, che definisce senza esitazioni «un onore e un dovere», pur sapendo di interpretarlo all'ombra di un'assenza profondamente sentita.

Il peso di un ruolo non scritto

Laura Mattarella, la quale non risiede stabilmente al Quirinale ma vi affianca il padre in numerose occasioni ufficiali, soprattutto di matrice culturale e sociale, ha infatti dedicato le sue riflessioni più commosse al ricordo della madre scomparsa nel 2012. «So che devo essergli vicina: a volte accanto, altre un passo dietro», ha spiegato, tracciando i confini di una presenza che vuole essere di supporto senza mai sovrapporsi. Ma è la consapevolezza di essere un sostituto, seppur amorevole, ad emergere con forza quando afferma, senza mezzi termini, che il compito di "first lady" – una definizione che in Italia non ha alcun valore normativo ma che l'uso comune attribuisce alle consorti dei presidenti – «mia madre l’avrebbe svolto certamente meglio». Una frase che racchiude, in poche parole, il rispetto per una figura mancata e la modestia di chi, pur sapendo di non poterla eguagliare, ne accetta ugualmente l'eredità morale.

Tra dovere istituzionale e vita privata

L'intervista, mentre delinea i contorni di un impegno vissuto con dedizione, permette anche di intravedere la fatica di conciliare la sfera pubblica con quella privata, in un contesto dove ogni gesto viene osservato e interpretato. Il suo accompagnare il presidente, definito un «dovere», non è dunque un mero atto formale ma un sostegno concreto, che lei calibrà con intelligence a seconda delle circostanze, decidendo quando essere in prima linea e quando invece defilarsi. Un lavoro silenzioso, il suo, che non cerca i riflettori ma che occasionalmente, come in questo caso, accetta di spiegarne il significato per offrire una visione più chiara di un'istituzione spesso percepita come distante.

La discrezione come scelta di fondo

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