Rottamazione delle cartelle fiscali: un buco da 63 miliardi
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Redazione Economia
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Se la quarta edizione della rottamazione delle cartelle fiscali proseguirà con l’attuale ritmo, gli incassi si fermeranno a meno della metà di quanto previsto. Lo ha confermato ieri il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, durante l’audizione in commissione Finanze al Senato, sottolineando come, su 111,2 miliardi di euro attesi, ne manchino all’appello ben 63. Un deficit che riduce il totale recuperabile a soli 48,2 miliardi, appena il 43,3% del dovuto.
Le precedenti edizioni, avviate a partire dal 2016, avevano già mostrato criticità, ma questa volta la situazione appare particolarmente critica. Nonostante i debiti coinvolti nelle quattro sanatorie ammontino complessivamente a 161,7 miliardi, l’adesione alla cosiddetta «definizione agevolata» – formula che cancella sanzioni e interessi – ha abbattuto l’importo reale a 111,2 miliardi, con uno sconto implicito del 31,2%. Un meccanismo che, se da un lato ha favorito i contribuenti in difficoltà, dall’altro ha ridotto drasticamente le entrate per l’erario.
Il dibattito politico intanto si infiamma. Da una parte, i tecnici del Mef, della Corte dei Conti e dell’Ufficio parlamentare di Bilancio spingono per archiviare lo strumento, ritenendolo inefficace; dall’altra, la Lega, principale sostenitrice delle rottamazioni, difende la misura come strumento di alleggerimento per i contribuenti. La sinistra, raccogliendo le critiche degli esperti, accusa invece la Lega di aver costruito una «narrazione smontata dai dati».




