Papa Leone XIV: è ipocrita difendere la vita se non si combattono le diseguaglianze nella sanità
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Redazione Esteri
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È un attacco frontale all’ipocrisia dei proclami, quello che papa Leone XIV ha lanciato stamane dalla Sala Clementina, ricevendo in udienza i partecipanti all’Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia per la Vita. Il Pontefice, nel suo discorso – pronunciato in inglese dinanzi a eminenze, eccellenze e distinti accademici – ha incentrato la riflessione sul tema prescelto per l’incontro di quest’anno, Healthcare for All. Sustainability and Equity, per denunciare come, in un mondo lacerato da conflitti che divorano risorse per armamenti, vi sia una sostanziale e drammatica disparità nel diritto alla cura. La salute, ha ricordato il Papa citando il magistero di Francesco, non può essere considerata un bene di consumo, un privilegio, bensì un diritto universale; eppure, nei fatti, l’accesso alle cure e la stessa speranza di vita variano in base a coordinate sociali e geografiche, rendendo vana ogni dichiarazione solenne sull’uguaglianza sostanziale tra gli esseri umani.
Il paradosso delle risorse e l’attentato agli ospedali
Il ragionamento di Leone XIV si è sviluppato a partire da una constatazione ineludibile: la quantità di energie economiche, tecnologiche e organizzative assorbite dalla produzione di armi e dispositivi bellici. In questo scenario, ha spiegato, dedicare tempo e competenze alla salvaguardia della vita e della salute pubblica assume un valore altamente simbolico, quasi controcorrente. Il Pontefice ha poi toccato un tasto drammaticamente concreto, definendo le guerre che prendono di mira le strutture civili – e tra queste, in particolare, gli ospedali – come il più assurdo attentato che la mano umana possa sferrare contro la vita stessa. Un attacco, quello alle infrastrutture sanitarie, che configura una ferita profonda non solo per chi viene direttamente colpito, ma per l’intero tessuto della salute pubblica globale, un concetto che, come ha sottolineato il Papa, si regge sull’interdipendenza tra la salute di ciascuno e quella di tutti. La pandemia di Covid-19, ha ricordato, ha dimostrato in modo brutale quanto la reciprocità sia alla base della nostra stessa esistenza e quanto sia necessario, di conseguenza, un dialogo multidisciplinare – che coinvolga medicina, politica, etica e management – per affrontare la complessità dei fenomeni sanitari.
Le cause strutturali delle diseguaglianze nella speranza di vita
Non si tratta, però, soltanto di gestire le emergenze o di curare le malattie. Il discorso del Papa si è spinto oltre, analizzando le determinanti sociali che influenzano la salute e la speranza di vita delle popolazioni. “Quando esaminiamo la speranza di vita – e di vita in salute – in diversi Paesi e in diversi gruppi sociali, scopriamo enormi disuguaglianze”, ha scandito Leone XIV, indicando come variabili cruciali il livello di retribuzione, il Titolo di studio, persino il quartiere di residenza all’interno di una stessa città. Da qui la stoccata contro l’ipocrisia di chi, con dichiarazioni di principio, afferma che la vita e la salute sono valori fondamentali per tutti, salvo poi disinteressarsi delle cause strutturali e delle scelte operative concrete che quelle diseguaglianze le determinano e le perpetuano. In sostanza, ha ammonito il Pontefice, nonostante i proclami, nei fatti non tutte le vite sono ugualmente rispettate, e la salute non viene promossa per tutti nello stesso modo.
L’approccio One Health e la pratica del bene comune
Di fronte a questo scenario, papa Leone XIV ha indicato una strada maestra: la nozione di One Health, un approccio globale, multidisciplinare e integrato che sottolinea la dimensione ambientale e l’interdipendenza tra le forme di vita e i fattori ecologici. Richiamando l’enciclica Laudato si’, ha parlato di una sorta di “famiglia universale”, unita da legami invisibili, in cui la vita umana risulta incomprensibile e insostenibile senza le altre creature. Tradotta in termini di azione pubblica, questa visione richiede l’integrazione della dimensione sanitaria in tutte le politiche – trasporti, alloggi, agricoltura, occupazione, educazione – nella consapevolezza che la salute si costruisce all’incrocio di ogni dimensione della vita sociale. Da qui l’invito a rendere più solida la pratica del bene comune, perché non venga trascurato sotto la pressione di interessi particolari, individuali o nazionali. Solo riscoprendo la cura come prossimità, ha concluso il Pontefice, e riconoscendo la vulnerabilità che accomuna tutti, si potranno sviluppare sistemi sanitari più efficaci e sostenibili, capaci di ripristinare la fiducia nella scienza e nella medicina, malgrado la disinformazione e lo scetticismo dilaganti. Occorre, ha ribadito, rinsaldare i rapporti internazionali e multilaterali per una cooperazione che sappia prevenire i conflitti e tutelare la salute, superando la logica della forza.




