La doppia missione vaticana in Ucraina: Zuppi a Kiev e Gallagher a Leopoli per una pace giusta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il conflitto in Ucraina prosegue senza che si intravvedano, allo stato attuale, concrete vie di uscita, la Santa Sede intensifica la sua azione diplomatica e umanitaria sul terreno. In questi giorni, due distinte missioni di alto profilo stanno scandendo l'impegno della Chiesa cattolica nel Paese martoriato dalla guerra, con l'obiettivo dichiarato di creare le condizioni per una pace giusta e duratura, oltre che di portare sollievo alle popolazioni civili.

Le missioni di Zuppi e Gallagher

Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha compiuto una missione a Kiev dal 13 al 16 luglio, durante la quale ha incontrato il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha.

Il colloquio, come reso noto dall'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede Andrii Yurash, si è concentrato sulla situazione sul fronte, sul sostegno internazionale a Kiev e sulle possibilità della diplomazia vaticana di contribuire a una pace giusta, senza trascurare le urgenti questioni umanitarie legate al rimpatrio di prigionieri di guerra, bambini e civili. Il ministro Sybiha, in tale occasione, ha rinnovato l'invito a Papa Leone XIV affinché visiti l'Ucraina.

Parallelamente, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, è giunto in Ucraina il 16 luglio come inviato speciale del Pontefice. La sua missione, che si protrarrà fino al 21 luglio, è incentrata sulla celebrazione del 35º anniversario del rinnovamento delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino.

L'evento centrale si terrà domenica 19 luglio presso il Santuario Nazionale della Madre di Dio del Sacro Scapolare a Berdychiv, e costituisce anche un'occasione per ricordare il viaggio apostolico di San Giovanni Paolo II in Ucraina del 2001.

"Creare le condizioni giuste per una pace giusta"

Il messaggio portato da monsignor Gallagher è stato chiaro sin dal suo arrivo. Giunto a Leopoli, dopo aver attraversato in auto il valico di frontiera di Krakovets a causa della chiusura dello spazio aereo ucraino, il presule ha incontrato l'arcivescovo latino Mieczysław Mokrzycki e le autorità locali. "Una fine giusta della guerra vuol dire riportare la pace in questa parte d'Europa", ha dichiarato il rappresentante vaticano, sottolineando come la Chiesa e Papa Leone XIV "non dimentichino le sofferenze del popolo ucraino e i suoi sacrifici".

"Dobbiamo creare le condizioni giuste per una pace giusta", ha aggiunto, un concetto che riecheggia le parole pronunciate pochi giorni prima dal cardinale Zuppi a Kiev, il quale aveva auspicato "una pace autentica, giusta e duratura".

La missione di Gallagher si inserisce in un contesto di rinnovata attenzione della Santa Sede. Nella lettera pontificia di nomina, Leone XIV richiama la "crudele persecuzione" subita dalla comunità ecclesiale locale nel XX secolo sotto il regime sovietico e chiede all'inviato di esortare i fedeli riuniti a "implorare la pace per il mondo e per le famiglie". Un segnale forte che lega il passato di sofferenza della Chiesa in Ucraina alle attuali ferite inferte dalla guerra.

Le priorità umanitarie e l'incontro con la comunità greco-cattolica

Al centro delle discussioni di entrambe le missioni restano le questioni umanitarie. Il cardinale Zuppi, in particolare, ha posto l'accento sulla necessità di favorire lo scambio di prigionieri di guerra, il ritorno dei bambini ucraini che secondo Kiev sono stati trasferiti forzatamente in Russia e il rimpatrio delle salme dei caduti.

Durante la sua permanenza a Kiev, ha partecipato alle celebrazioni per il Giorno della Statualità Ucraina e per il Battesimo della Rus' di Kyiv, deponendo un mazzo di rose in memoria dei caduti e pronunciando una preghiera in ucraino per chiedere a Dio una pace giusta, affinché i prigionieri tornino a casa e i dispersi siano ritrovati.

Dopo la tappa a Leopoli, monsignor Gallagher è atteso a Kiev per un incontro con l'arcivescovo maggiore greco-cattolico di Kyiv-Halyc, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk.

Questo faccia a faccia con il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, che conta milioni di fedeli nel Paese, rappresenta un ulteriore passo per rinsaldare i legami e coordinare gli sforzi per alleviare le sofferenze della popolazione, in un momento storico in cui il conflitto mostra tutta la sua drammaticità, come testimoniato anche dai raid che hanno recentemente colpito la stessa Leopoli, città che pure è stata finora relativamente risparmiata.

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