La Calabria non manda via i medici cubani: Occhiuto resiste alle pressioni di Trump
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Redazione Interno
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La diplomazia parallela che si gioca nei corridoi degli ospedali calabresi, quelli stessi dove la carenza di camici bianchi ha rischiato più volte di far calare il sipario sui reparti di emergenza, ha assunto i contorni di una vicenda internazionale. Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, si è trovato al centro di una tempesta politica innescata non da Roma, ma da Washington, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo segretario di Stato, Marco Rubio, decisi a stringere ulteriormente la morsa attorno a Cuba colpendo una delle sue principali risorse: l'esportazione di personale sanitario. Eppure, nonostante la visita in Calabria dell'inviato speciale americano, Mike Hammer, accompagnato dal console generale da Napoli, Terrence Flynn, la linea della Regione non ha tentennato.
Occhiuto, che dei medici cubani ha fatto una scelta di bandiera per scongiurare il collasso della sanità locale, ha ribadito con chiarezza che i circa quattrocento professionisti già operativi nei nosocomi resteranno al loro posto. Una presa di posizione, la sua, che non ha esitato a definire i sanitari dell'isola caraibica una «necessità» improrogabile per garantire il diritto alla cura dei calabresi, messo a dura prova da un sistema commissariato da quindici anni e da concorsi che, in passato, andavano deserti. L'incontro avuto con i diplomatici statunitensi è stato, a suo dire, l'occasione per spiegare che la priorità assoluta è la tenuta della rete ospedaliera, un fatto concreto che prescinde dalle strategie di embargo volute dall'amministrazione Trump.
Il fronte della cooperazione, va detto, non è però immune da aggiustamenti. Se per i medici già assunti non si muoverà una virgola, per le centinaia di nuove unità che si pensava di reclutare per arrivare a quota mille, la Regione ha deciso di esplorare strade alternative, pubblicando a gennaio una manifestazione di interesse rivolta a dottori di ogni nazionalità. Una mossa che, nelle intenzioni di Occhiuto, vuole coniugare la fermezza sui principi con un'apertura pragmatica: se gli Stati Uniti, attraverso i loro canali, riusciranno a indirizzare verso la Calabria altri professionisti, questi saranno accolti a braccia aperte. L'importante, ripete il governatore, è che i pronto soccorso non chiudano e che le liste d'attesa non si allunghino ulteriormente.
In questo scenario complesso, si inserisce la voce dell'ambasciatore cubano in Italia, Jorge Luis Cepero Aguilar, ricevuto da Occhiuto a Catanzaro in un clima di reciproca stima istituzionale. Nel corso di un incontro pubblico dal Titolo “Sanità pubblica diritto universale”, promosso dall’Associazione Italia-Cuba nella Sala Concerti del Comune, il diplomatico ha voluto sottolineare con forza la natura della missione dei suoi connazionali: «Noi non portiamo armi o bombe», ha dichiarato, quasi a voler smarcare il lavoro dei medici dalle tensioni geopolitiche, «portiamo il diritto alla salute, il diritto alla vita». Parole che riecheggiano nei reparti, dove primari e capisala, come quelli dell'ospedale di Lamezia Terme, riconoscono ai colleghi cubani non solo competenza clinica, ma anche una dedizione esemplare, fatta di turni coperti e assenze quasi inesistenti.




