L’Inter vince a Lecce ma la tensione non riguarda solo il campo: Bastoni bersaglio dei fischi, Dimarco trascinatore
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
L’approccio alla partita, va detto, non era dei più semplici per l’Inter di Cristian Chivu. La sconfitta rimediata in Norvegia contro il Bodo/Glimt, nei playoff di Champions League, aveva lasciato strascichi e qualche scoria, senza dimenticare le assenze pesanti che hanno costretto il tecnico a mischiare le carte fin dal primo minuto. Eppure, al Via del Mare, la capolista ha trovato il modo di portare a casa tre punti fondamentali, seppur con una prestazione che ha offerto più di uno spunto di riflessione, al di là del risultato numerico. Perché se è vero che il 2-0 finale contro un Lecce ben messo in campo da Eusebio Di Francesco può apparire netto, è altrettanto vero che per settantacinque minuti la musica è stata ben diversa, con i salentini compatti e pronti a colpire in ripartenza.
La gestione della gara e le chiavi tattiche nel finale
Chivu, dal canto suo, non ha nascosto le difficoltà incontrate dalla sua squadra nello scardinare il fortino giallorosso. La chiave, come spesso accade in questi incontri, è arrivata da calci piazzati e cross, quelle situazioni in cui la qualità tecnica dei singoli può fare la differenza anche quando la manovra non è fluida. Il tecnico nerazzurro ha sottolineato come, pur avendo battuto numerosi calci d'angolo, l’ottimizzazione di quelle palle inattive non sia stata perfetta nel primo tempo, lasciando intendere che c’è ancora margine di miglioramento in un aspetto del gioco che può rivelarsi decisivo. Poi, però, l’innesto dei cambi e la qualità sopraffina di un mancino hanno spostato gli equilibri. L’ingresso di Henrikh Mkhitaryan e Manuel Akanji, entrambi abili a sfruttare le mischie nell’area di rigore avversaria, ha dato ossigeno e concretezza alla manovra, permettendo all’Inter di capitalizzare la supremazia territoriale e trasformarla in gol.
Federico Dimarco, un sinistro che fa la differenza
E in questo scenario, a emergere con prepotenza è stata ancora una volta la figura di Federico Dimarco. L’esterno, ormai pedina inamovibile dello scacchiere interista, ha letteralmente confezionato su calcio d’angolo entrambe le reti che hanno deciso il match. Una precisione chirurgica, quella del numero 32, che gli ha permesso di raggiungere quota quindici passaggi vincenti in questo campionato, un dato che certifica la sua crescita esponenziale e la sua importanza in fase offensiva. C'è quasi da sorridere, ma non troppo, quando si riportano le parole di Chivu, il quale, con l'umiltà che lo contraddistingue, ha scherzato sul paragone, affermando che il sinistro di Dimarco è persino superiore al suo. Un complimento non da poco, considerando la carriera dell’ex difensore romeno, ma che fotografa la realtà di un calciatore divenuto ormai un’arma letale, capace di cambiare le partite da fermo o con cross dal fondo come pochi altri nel panorama europeo. Anche Akanji, autore del secondo gol di testa, si è unito ai cori di elogio verso il compagno, dichiarando senza troppi giri di parole che il suo piede sinistro rientra tranquillamente nei primi tre con cui abbia mai giocato.
Il peso dei fischi su Alessandro Bastoni
Se da un lato l'Inter esulta per l'ennesima prestazione sontuosa del suo esterno, dall'altro non può ignorare il clima di ostilità che ha avvolto Alessandro Bastoni per tutti i novanta minuti. Appena il difensore toccava il pallone, dal pubblico del Via del Mare partiva un fischio nitido, ripetuto e carico di significato. Il motivo è chiaro e riconducibile all’episodio di campionato della settimana precedente contro la Juventus, quando una sua caduta in area, giudiziosamente enfatizzata, portò all’espulsione di Pierre Kalulu. Un gesto per il quale Bastoni ha già chiesto scusa pubblicamente, ammettendo l’errore, ma che evidentemente i tifosi salentini non hanno inteso perdonare così in fretta. Chivu, in conferenza stampa, ha cercato di circoscrivere l'episodio, spiegando che il ragazzo ha compreso la sua colpa e che, per lui e per lo spogliatoio, il capitolo è da considerarsi chiuso. Un messaggio chiaro per proteggere il suo giocatore e per cercare di isolarlo dalle polemiche esterne, focalizzando l’attenzione solo sul rettangolo verde dove, nonostante i fischi, Bastoni ha comunque disputato una gara attenta, fino all’ammonizione che gli costerà la squalifica nel prossimo turno. Una serata, insomma, che ha lasciato punti preziosi in classifica, con un momentaneo allungo a +10 sul Milan, ma che ha anche acceso i riflettori su tensioni e individualità che continueranno a far parlare di sé.




