Maturità 2026, la prova di matematica divide gli esperti: "Troppo difficile per gli studenti"La seconda prova scritta dell'esame di Maturità per i circa 150mila studenti dei licei scientifici, tenutasi oggi, ha acceso un vivace dibattito tra docenti e osservatori del mondo della scuola. La prova, che quest'anno si svolge in un con
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Redazione Interno
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Testo già segnato dal ritorno alla denominazione storica di "esame di maturità" dopo 27 anni di "esame di Stato", è stata giudicata da più parti come eccessivamente ostica e non perfettamente allineata con il livello di preparazione medio raggiungibile al termine del quinquennio.
A finire sotto la lente d'ingrandimento non è stata tanto la qualità dei contenuti, quanto piuttosto la difficoltà dei problemi proposti e la loro struttura, che avrebbero finito per mettere in seria difficoltà una fetta importante dei candidati, costringendoli a compiere scelte di ripiego piuttosto che dimostrare appieno le competenze acquisite.
La nuova veste dell’esame e la prova di matematica
Quest'anno l'esame ha segnato un ritorno al passato sotto il profilo lessicale: la denominazione "esame di Stato", introdotta dal ministro Berlinguer nel 1998, è stata accantonata per fare nuovamente spazio al termine "maturità". Una modifica che, per quanto simbolica, ha accompagnato un cambiamento più sostanziale nella composizione della commissione, ridotta da 7 a 5 membri, di cui due esterni e due interni oltre al presidente.
La seconda prova di matematica, va ricordato, non è un appuntamento universale: riguarda esclusivamente gli studenti del liceo scientifico, che rappresentano circa un quarto del totale dei maturandi. Per tutti gli altri, la disciplina è pressoché assente dal novero delle prove scritte dopo l'abolizione della terza prova nel 2019.
La struttura della prova, che prevedeva due problemi e otto quesiti aperti, offriva ai candidati la possibilità di scegliere un problema e rispondere a non più di quattro quesiti, in un arco di tempo di sei ore, con la facoltà di utilizzare calcolatrici grafiche non CAS.
Un problema sul lago di Bracciano e la scelta obbligata
Il primo problema proposto, incentrato su un modello per il livello dell'acqua del lago di Bracciano, si è rivelato un vero e proprio scoglio per la maggior parte degli studenti. La contestualizzazione, che pure aveva il pregio di ancorare la matematica a una realtà concreta – quella dei prelievi idrici per l'approvvigionamento di Roma – è apparsa sin da subito di difficile interpretazione.
A rendere il compito ancor più arduo, secondo gli esperti, è stata la mancanza di una motivazione chiara per i modelli proposti, in particolare per quello sinusoidale, lasciando i candidati privi di punti di riferimento per impostare la risoluzione. Di fronte a queste difficoltà, la scelta è stata quasi obbligata per la gran parte degli studenti: abbandonare il primo problema e rifugiarsi nel secondo, più standard e fattibile, nonostante la presenza di calcoli comunque laboriosi.
Una dinamica che ha di fatto vanificato l'intento ministeriale di offrire una reale alternativa, trasformando la presunta scelta in un percorso a senso unico.
Quesiti vari e citazioni celebri: una prova solo parzialmente centrata
Se i due problemi hanno rappresentato la parte più critica della prova, i quesiti hanno offerto un quadro più variegato e, almeno in apparenza, più accessibile. La loro varietà ha toccato argomenti affrontati prevalentemente negli anni precedenti al quinto, spaziando dalla modellizzazione matematica di fenomeni reali, come il calcolo della magnitudo del terremoto del Friuli del 1976 con la scala Richter, fino a temi più astratti.
Non sono mancate citazioni celebri, come quelle del fisico Albert Einstein e dello storico della matematica Richard Trudeau, inserite probabilmente con l'intenzione di rendere il testo più "amichevole". Un tentativo, questo, che però rischia di rivelarsi controproducente, poiché in un contesto d'esame, già di per sé carico di tensione, queste parentesi filosofiche possono essere percepite come un elemento di disturbo, più che come un invito alla riflessione, distogliendo l'attenzione dai tecnicismi che sono il vero oggetto della verifica.
Nel complesso, il giudizio degli addetti ai lavori è stato severo: la prova è risultata impegnativa e, cosa più grave, solo in parte calibrata sul livello medio di preparazione che ci si può realisticamente attendere da uno studente del liceo scientifico.
Un gioco da fiera e le critiche alla struttura dell'esame
Tra i quesiti che hanno suscitato maggiore curiosità, uno in particolare si è distinto per la sua originalità e il suo legame con il mondo ludico: il gioco "Cover the Spot", noto in Italia come "il gioco del cerchio rosso". La sfida, che prevedeva di ricoprire un grande cerchio rosso con cinque dischi più piccoli, ha portato nelle aule d'esame un problema di geometria e probabilità che mescola abilità visiva e ragionamento matematico. Un esercizio che conferma la tendenza, già emersa in passato, a inserire elementi di cultura pop per rendere la prova meno austera.
Nonostante questi spunti interessanti, la discussione critica si è spostata sul metodo di valutazione e sulla natura stessa della prova. Secondo gli esperti, infatti, la struttura attuale rischia di essere un forte condizionatore del curricolo, determinando di fatto ciò che viene insegnato in classe durante i cinque anni.
Per migliorare l'affidabilità dell'esame e garantire una maggiore uniformità di valutazione a livello nazionale, alcuni osservatori hanno suggerito di esplicitare meglio le competenze fondamentali che gli studenti devono dimostrare e, soprattutto, di predisporre soluzioni ufficiali con indicazioni precise sui punteggi. Un passo, questo, che potrebbe aiutare a ridurre il divario tra le valutazioni dei diversi istituti e a rendere più trasparente un esame che, per molti giovani, rappresenta il coronamento di un intero percorso di studi.




