«La porto in tribunale»: Paola Caruso contro Antonella Elia, la sfida giudiziaria che parte dal «Gf Vip»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non ci sono più i silenzi patteggiati né le diplomazie da salotto televisivo, a quanto pare. Dentro la casa del «Grande Fratello Vip», ormai trasformata in un campo minato di ripicche e dichiarazioni a effetto, è scoppiato l’ennesimo caso destinato a uscire dai confini del reality. Paola Caruso, 41 anni, ex bonas di «Avanti un altro!», ha annunciato senza mezzi termini l’intenzione di querelare Antonella Elia, prima finalista dell’edizione e recentemente eletta dal pubblico come finalista. «La porto in tribunale», ha dichiarato la Caruso, motivando la minaccia con un passaggio sottile ma, a suo dire, decisivo: “Il caso non sussiste perché non mi ha menato? Mi ha minacciata. Lo deciderà un giudice”.
La scintilla della finale e il televoto che divide
La goccia che ha fatto traboccare il vaso – almeno stando alle parole della diretta interessata – sarebbe stata la vittoria della Elia nel televoto che l’ha contrapposta ad Alessandra Mussolini durante la decima puntata. Un risultato, quest’ultimo, che la Caruso non avrebbe digerito. Al punto da rifiutarsi, come hanno riferito alcuni coinquilini, di brindare alla collega sessantaduenne. «No, io non brindo per nessuno», avrebbe sbottato la calabrese, mentre gli altri concorrenti festeggiavano attorno alla finalista. Da quel momento, le tensioni sarebbero solo cresciute, alimentate da reciproche accuse di comportamento ostile e da un clima che alcuni inquilini hanno definito «irrespirabile».
Retroscena e testimonianze: le notti insonni e le parole di Elena Morali
A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato poi Elena Morali, ospite del format «A Tutto Gossip» condotto da Lisa Fusco. La Morali ha rievocato un episodio mai trasmesso in televisione, risalente alla partecipazione della Caruso al programma «La pupa e il secchione». In quella circostanza, secondo quanto riferito, l’ex bonas si sarebbe avventata contro Mila Suarez con una veemenza tale da richiedere l’intervento di tre persone per bloccarla. «Ha gridato tutta notte», ha aggiunto la Morali, offrendo un parallelo con il comportamento recente mostrato nella casa del «Grande Fratello Vip». Non solo: alcuni concorrenti hanno infatti notato un improvviso cambiamento nell’atteggiamento della Caruso, rea – secondo le loro critiche – di esasperare deliberatamente la situazione per poi tentare un recupero di immagine in vista delle nomination.
La querela come arma e il ruolo del giudice
La Caruso, dal canto suo, non ha lasciato spazio a interpretazioni: la minaccia subita – e non il contatto fisico – costituirebbe a suo avviso il fondamento giuridico della futura azione legale. «Mi ha minacciata», ha ripetuto, affidando a un magistrato la decisione sulla sussistenza o meno del reato. Nessuna concessione al tentativo di mediazione interna, né segnali di ravvedimento. La tensione, insomma, si è ormai trasferita dall’arena televisiva a quella giudiziaria, con la querela pronta a trasformarsi nel prossimo, atteso colpo di scena. Il pubblico del web, intanto, segue minuto per minuto gli sviluppi, mentre nella casa qualcuno mormora che la Caruso stia «cercando di recuperare» agli occhi del gruppo, quasi a voler nascondere le proprie reali intenzioni dietro una strategia di sopravvivenza.
Un caso che esce dallo schermo
Non è la prima volta che dinamiche interne a un reality approdano in tribunale, e probabilmente non sarà l’ultima. La particolarità, in questo frangente, risiede nella natura delle accuse: non un fatto violento bensì una minaccia verbale, destinata a essere vagliata con i crismi del diritto penale. La Caruso, forte della propria determinazione, ha già lasciato intendere di essere pronta ad abbandonare il gioco pur di vedere riconosciute le proprie ragioni. «Il premio» assegnato alla Elia – un riferimento alla finale raggiunta – rappresenta ai suoi occhi una sorta di torto da riparare non con le parole ma con un atto ufficiale. Resta da vedere se il giudice riterrà fondata la tesi della querelante oppure se, come qualcuno ha già ironizzato, l’assenza di un «menare» concreto farà archiviare il caso. Per ora, le telecamere continuano a riprendere una casa spaccata in due, dove il gossip si mescola ormai a potenziali strascichi penali.




