Tesoro dello Staffordshire, 244 sacchi d’oro svelano un mistero
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Redazione Esteri
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Un segnale captato con il metal detector sotto un campo inglese portò alla scoperta del tesoro dello Staffordshire, la più grande raccolta di manufatti anglosassoni in oro e argento mai rinvenuta. Era il luglio del 2009 quando Terry Herbert stava perlustrando un terreno agricolo privato nei pressi di Hammerwich, vicino a Lichfield, e cominciò a estrarre dal suolo piccoli oggetti preziosi. Nel giro di pochi giorni il ritrovamento assunse dimensioni eccezionali: quando intervenne Duncan Slarke, funzionario del Portable Antiquities Scheme, fu compilato un primo inventario di 244 sacchi di reperti. Quello che affiorava dal terreno non era però un semplice accumulo di gioielli: le successive indagini avrebbero rivelato soprattutto parti di armi, finimenti e oggetti prestigiosi intenzionalmente smontati e danneggiati.
Lo scavo d’urgenza nel campo e una scoperta da milioni
La segnalazione mise rapidamente in moto la macchina archeologica britannica. Il 21 luglio si tenne a Birmingham una riunione tra gli organismi coinvolti e venne stabilita la necessità di recuperare in maniera controllata ciò che rimaneva nel terreno. Durante la prima fase delle ricerche gli archeologi lavorarono su 155 metri quadrati, scavando il terreno arato e controllandolo ripetutamente con cercametalli per individuare anche i pezzi più piccoli. Le lavorazioni agricole avevano infatti disperso parte del deposito nello strato superficiale. Lo scavo restituì centinaia di ulteriori reperti, ma non individuò strutture archeologiche direttamente associate all'occultamento: nessun edificio, sepolcro o elemento capace di spiegare da solo perché una simile concentrazione di ricchezze fosse finita proprio in quel punto.
Il valore economico arrivò pochi mesi dopo. Il Treasure Valuation Committee fissò la valutazione ufficiale a 3,285 milioni di sterline, cifra destinata alla compensazione prevista per lo scopritore e il proprietario del terreno nell'ambito della procedura britannica sui tesori archeologici. L'importanza del ritrovamento, tuttavia, superava largamente la quotazione dei metalli e delle pietre preziose. La collezione comprende oro, argento e granati lavorati con tecniche estremamente raffinate, mentre le ricerche successive hanno permesso di riconoscere componenti appartenenti a più di cento armi. Tra gli elementi identificati figurano soprattutto guarnizioni delle impugnature delle spade, accanto a parti di oggetti religiosi, selle, libri e cofanetti.
Armi smontate con forza e un elmo ridotto in migliaia di pezzi
Le condizioni dei manufatti hanno fornito uno degli indizi più importanti sulla storia del deposito. Molte decorazioni in metallo prezioso presentano piegature, torsioni, fratture e segni prodotti durante il distacco dai supporti originari. Le analisi indicano uno smontaggio sistematico e spesso brutale: le preziose guarnizioni vennero separate dalle parti in ferro delle spade e dagli elementi in legno, che non furono sepolti insieme ai metalli nobili. L'assenza delle lame è particolarmente significativa, perché gran parte della raccolta proviene proprio da equipaggiamenti militari. Questo carattere fortemente guerriero ha portato gli studiosi a considerare l'ipotesi del bottino di guerra, senza però poter collegare il deposito a una singola battaglia.
Un caso spettacolare riguarda l'elmo presente nella raccolta. Migliaia di frammenti di sottile lamina d'argento, originariamente dorata, sono stati studiati e ricomposti fino a permettere agli specialisti di ricostruire un apparato decorativo con guerrieri in marcia e inginocchiati, figure animali, cavalieri e personaggi di carattere religioso. Circa un terzo dei frammenti del complesso archeologico è riconducibile proprio a questo oggetto, completamente distrutto prima della sepoltura. Birmingham Museums Trust e The Potteries Museum & Art Gallery hanno poi utilizzato disegni in scala, tecniche tradizionali e strumenti informatici per realizzarne una ricostruzione, mostrando quale potesse essere l'aspetto dell'equipaggiamento prima dello smembramento.
La sepoltura nel regno di Mercia tra guerra e cambiamento religioso
Le indagini archeologiche, scientifiche e storico-artistiche collocano l'occultamento prevalentemente tra il 650 e il 675 d.C., mentre alcuni singoli manufatti sono più antichi. Tra questi compaiono guarnizioni d'argento per armi risalenti soprattutto al VI secolo e già molto consumate al momento della deposizione, probabilmente appartenenti a spade conservate per generazioni. Il luogo ricadeva allora nel regno anglosassone di Mercia, in una fase segnata da conflitti politici e dalla diffusione del cristianesimo. Penda, uno dei più importanti sovrani merciani e ultimo grande re anglosassone pagano, morì in battaglia nel 655, proprio all'interno dell'arco cronologico nel quale viene collocato il deposito.
La composizione del tesoro suggerisce inoltre una provenienza molto selettiva. Sono quasi assenti gli oggetti della vita domestica e quelli associati alle donne, mentre soltanto tre piccole fibbie potrebbero essere appartenute a finimenti o abiti. Accanto alle decorazioni militari sono presenti elementi cristiani, comprese due croci conservate interamente o quasi interamente, una delle quali è un pendente in oro decorato a filigrana e con un granato centrale. L'insieme comprende manufatti realizzati in periodi e probabilmente luoghi differenti, circostanza che rende poco probabile l'interpretazione dell'intero deposito come bottino raccolto in un unico scontro.
Un altro elemento viene direttamente dal punto del ritrovamento. Gli archeologi non trovarono tombe, edifici o tracce di una battaglia in grado di associare gli oggetti a un episodio storico preciso. Il campo si trovava però in prossimità del percorso della Watling Street romana, importante asse viario sopravvissuto nell'Inghilterra anglosassone. La posizione ricadeva in una zona di contatto tra culture e poteri differenti, mentre alcuni manufatti mostrano tradizioni artistiche riconducibili anche ad aree esterne alla Mercia. Lo studio dei metalli ha inoltre documentato sulle morbide decorazioni d'oro segni lasciati dagli utensili durante la demolizione delle armi, una testimonianza fisica delle operazioni compiute prima che i preziosi venissero sotterrati.
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