Italia fuori dal podio dei passaporti più forti, l'Asia consolida il primato
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Redazione Esteri
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La mobilità internazionale, pilastro di un mondo sempre più interconnesso, misura la sua geografia del potere attraverso un documento spesso sottovalutato: il passaporto. A tracciarne le gerarchie concrete, fornendo una fotografia nitida delle relazioni diplomatiche e delle libertà individuali, è l'Henley Passport Index, osservatorio globale che da vent'anni analizza, con metodo scientifico, il valore di questi documenti di identità. La società di consulenza Henley & Partners, attingendo al vasto database della International Air Transport Association – lo stesso utilizzato dalle compagnie aeree per verificare i requisiti d'ingresso – ha esaminato 199 passaporti e 227 destinazioni, stilando così la classifica aggiornata al 2026.
Singapore domina la scena mondiale
Il dato più significativo, che non fa che confermare un trend ormai consolidato, vede Singapore saldamente al comando, una posizione di vertice che detiene da tempo. Il passaporto della città-stato asiatica, infatti, garantisce ai suoi cittadini l'accesso senza visto a ben 192 paesi, un livello di libertà di movimento ineguagliato. Questo primato, che alcuni potrebbero considerare un mero dato statistico, rappresenta in realtà un formidabile strumento di opportunità, sia per gli affari che per la vita privata, dischiudendo quasi l'intero pianeta senza le pastoie burocratiche dei visti, le cui procedure possono essere lunghe e costose.
Il podio è tutto asiatico, l'Italia scivola in quarta posizione
A completare un podio interamente occupato dall'Asia, troviamo il Giappone e la Corea del Sud, entrambi con un accesso libero a 188 destinazioni. È qui che si colloca il cambiamento per l'Italia, la quale, pur mantenendo un passaporto di altissimo livello, perde posizioni rispetto agli anni passati, scivolando al quarto posto. Il documento italiano, infatti, consente di raggiungere senza visto 185 paesi, un numero elevatissimo che lo pone alla pari con altre nazioni europee, ma insufficiente a competere con le nuove leadership globali. Questo leggero arretramento, se da un lato non intacca la sostanziale libertà di movimento dei cittadini italiani, dall'altro segnala un mutamento negli equilibri geopolitici della mobilità, dove le economie dinamiche dell'Estremo Oriente stanno ridefinendo gli standard.
Le dinamiche geopolitiche e i casi estremi
Le analisi dell'indice, del resto, non si limitano a fotografare la vetta, ma rivelano anche le profonde discrepanze che attraversano il mondo. All'estremo opposto della classifica, in una posizione di triste stabilità, si conferma l'Afghanistan, il cui passaporto apre le porte a soli 24 paesi, un dato che riflette una situazione di isolamento internazionale. Mentre gli Emirati Arabi Uniti continuano il loro costante avanzamento, frutto di una diplomazia attiva e mirata, si registra invece un calo per il Regno Unito e gli Stati Uniti, quest'ultimi guidati nuovamente da Donald Trump, il cui peso in termini di mobilità sembra aver subito un lieve contraccolso. Queste fluttuazioni, seppur minime, sono sintomatiche di come la forza di un passaporto non sia un dato immutabile, ma risenta direttamente delle relazioni internazionali e delle politiche adottate dai governi.




