Mattarella alla Scala apre la sessione del Cio per Milano-Cortina: "Lo sport faccia tacere le armi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dal palco del Teatro alla Scala, tempio della cultura mondiale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato aperta, con parole solenni, la 145esima sessione del Comitato olimpico internazionale, dando il via ufficiale al conto alla rovescia, ormai brevissimo, per i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026. L'evento, che ha visto la presenza delle massime autorità cittadine e sportive, è stato ben più di una formale cerimonia protocollare, trasformandosi in un palcoscenico di alto valore simbolico, dove la potenza universale dello sport è stata invocata come antidoto alla conflittualità che attraversa il pianeta. L'orchestra del teatro, guidata dalla bacchetta di Riccardo Chailly e impreziosita dalla voce del baritono Luca Salsi, aveva infatti preparato il terreno con un repertorio dedicato a Rossini e Verdi, compositori che, con la loro arte, hanno oltrepassato ogni confine, prima che il capo dello Stato prendesse la parola dinanzi ai delegati del Cio radunati nella sala.

L'appello per la tregua olimpica

Il cuore del discorso presidenziale, articolato in periodi ampi e ricchi di subordinate che ne hanno scandito il ritmo e la gravità, è risuonato come un appello diretto e ineludibile alla coscienza internazionale. Mattarella, infatti, ha chiesto "con ostinata determinazione" che l'antico principio della tregua olimpica trovi applicazione e rispetto in ogni angolo del mondo, senza eccezioni. Una richiesta che, per la fermezza del tono e per il contesto in cui è stata espressa, va ben oltre il consueto auspicio rituale, configurandosi come un monito preciso alle diplomazie globali. "Che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi", ha affermato il presidente, condensando in poche parole il senso profondo di un evento che ambisce a essere momento di unione e di sospensione delle ostilità, secondo la tradizione classica che vedeva nelle Olimpiadi un periodo sacro di pace.

L'Italia pronta ad accogliere il mondo

Oltre alla potente invocazione alla pace, il discorso ha voluto sottolineare la gioia e la preparazione dell'Italia, chiamata a un compito di straordinaria rilevanza dopo decenni dall'ultima edizione dei Giochi invernali ospitata nella Penisola. Il paese, come ha ricordato Mattarella, si appresta con orgoglio ad accogliere quel gran numero di atleti, di tecnici e di appassionati che, provenienti da ogni nazione, trasformeranno Milano, Cortina e le altre sedi di gara in un villaggio globale dello sport invernale. Un flusso di persone ed emozioni che rappresenta, di per sé, il significato più autentico dell'evento olimpico, concepito come una celebrazione delle capacità umane e dell'incontro tra culture diverse, le quali, per due settimane, trovano nello stadio e negli impianti nevosi il loro terreno di dialogo privilegiato.

La cerimonia tra musica e istituzioni

La serata alla Scala, la cui organizzazione ha richiesto una sinergia perfetta tra le istituzioni repubblicane, il Comune di Milano e il mondo dello sport, ha visto Mattarella essere accolto, all'arrivo, dal sindaco Giuseppe Sala e dal sovrintendente del teatro Fortunato Ortombina, a rimarcare il legame tra l'evento sportivo e la città che ne è uno dei cardini principali. Dopo la dichiarazione di apertura della sessione del Cio, che formalmente impegna il comitato ai lavori finali in vista della kermesse, la parola è ritornata alla musica, con l'orchestra e il maestro Chailly a chiudere la serata sulle note dei grandi operisti italiani. Una scelta, quella del programma musicale, non casuale, ma intesa a ribadire come la bellezza dell'arte e quella dello sport, entrambe capaci di generare un linguaggio universale, siano chiamate a collaborare per un obiettivo più alto, specialmente in un momento storico in cui il loro messaggio di condivisione appare quanto mai necessario.

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