Conte apre al terzo nome ma il Pd frena: "Non c'è stata disponibilità"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Alla vigilia della direzione del Partito democratico, convocata per fare il punto sulla corsa alla leadership del campo largo, Giuseppe Conte ha scelto la biblioteca Spadolini, a due passi da Montecitorio, per rivelare un retroscena che ha immediatamente acceso il dibattito interno all'alleanza.

Durante la presentazione del saggio La Principessa di David Tozzo, con la presenza di Nicola Fratoianni e Peppe De Cristofaro di Alleanza Verdi-Sinistra, il presidente del Movimento 5 stelle ha dichiarato di essersi detto disponibile, fin dall'inizio, a valutare un nome terzo rispetto ai leader di partito per guidare la coalizione progressista.

La proposta di un nome alternativo ai leader

«Ho dichiarato dall'inizio la mia disponibilità a valutare la possibilità di un nome terzo, autenticamente progressista e competitivo, rispetto a quello dei leader», ha spiegato Conte, precisando che non si sarebbe trattato di una figura di mero compromesso, ma di una personalità capace di interpretare la gravità del momento. Secondo il leader pentastellato, la strada verso le primarie, ormai considerate inevitabili, non era l'unica percorribile: esisteva la possibilità di concordare una candidatura alternativa, ma «non c'è stata disponibilità a valutare questa strada».

La ricostruzione di Conte ha suscitato più di una perplessità tra i democratici, con il senatore Antonio Misiani che ha replicato: «Ha proposto un terzo nome? Ma come, ma se ha proposto lui le primarie dopo il referendum?».

Il no al "lodo Bettini" sulle armi a Kiev

Sul fronte della politica estera, la distanza tra Conte e una parte del Pd resta marcata. Goffredo Bettini, dirigente nazionale democratico e direttore della rivista Rinascita, ha proposto in una lettera al Corriere della Sera una mediazione per uscire dal dilemma «armi sì o armi no»: tregua sulla linea del fronte, una fascia smilitarizzata garantita da forze neutrali sotto la bandiera dell'Onu, ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea ma non nella Nato, e invio di armi difensive per sostenere la parte ancora libera del Paese durante il negoziato.

Conte ha riconosciuto a Bettini il merito di «impostare ragionamenti di ampio respiro», ma ha bocciato la proposta nella sostanza: «Non puoi essere interprete di una svolta continuando a inviare armi come sempre».

Le reazioni nel Pd e il muro dei riformisti

La posizione espressa da Bettini ha provocato reazioni contrastanti all'interno del Partito democratico. L'ex ministro Andrea Orlando ha invitato a entrare nel merito della questione, sostenendo che continuare a ripetere la necessità di inviare armi e di perseguire la diplomazia senza declinare ipotesi concrete rischia di lasciare il centrosinistra in una posizione di stallo. Diversa la posizione dell'ala riformista: la senatrice Sandra Zampa ha definito la proposta di Bettini come un modo per dire «arrangiati Ucraina», aggiungendo che il Pd resterà al fianco di Kiev.

Il collega Filippo Sensi ha invece ironizzato sulla ricerca di «formule ipocrite» per giustificare un cambio di linea.

Primarie senza data e nodi ancora aperti

La corsa verso la scelta del candidato leader del campo largo resta priva di una data certa. Le ipotesi di un voto a novembre appaiono sempre meno praticabili, mentre si fa strada l'eventualità di attendere gennaio, anche in considerazione dell'incognita sulle prossime elezioni politiche, che secondo alcune previsioni potrebbero tenersi già tra aprile e giugno. Restano da sciogliere anche le modalità del voto: il Pd spinge per i gazebo e il doppio turno, mentre il Movimento 5 stelle chiede la possibilità di votare online e preferisce il turno unico.

Angelo Bonelli di Alleanza Verdi-Sinistra ha espresso preoccupazione per i tempi: «Abbiamo davanti sei mesi di campagna elettorale e siamo ancora senza un candidato leader e un programma scritto».

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