Autonomisti a destra, la Valle d'Aosta di Testolin sfida il governo "rosso-nero"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Renzo Testolin, espressione di quella Union Valdôtaine che governa la regione in maniera pressoché ininterrotta, è stato riconfermato presidente della Valle d'Aosta, un bis che si presenta però più spinoso del previsto. L'aula di Piazza Deffeyes ad Aosta, dove si è insediato il diciassettesimo governo della regione a statuto speciale, ha infatti sancito, con 21 voti favorevoli su 35, la nascita di un esecutivo dalla fisionomia inedita, un esperimento politico che mescola istanze locali e dinamiche nazionali. La legislatura che si apre, infatti, si regge su un equilibrio delicatissimo, frutto di calcoli e mediazioni che hanno riscritto le alleanze tradizionali.

Il nuovo volto della maggioranza

La grande novità, rispetto alla precedente amministrazione, risiede nella composizione della coalizione di governo, la quale, pur mantenendo una chiara trazione autonomista, ha subito una significativa torsione verso il centrodestra. A segnare il cambiamento più vistoso è stato l'ingresso di Forza Italia, i cui rappresentanti hanno ora ottenuto ruoli di governo, mentre il Partito Democratico, che pure aveva sostenuto Testolin in passato, è stato messo fuori dalla maggioranza. Una scelta, questa, che ha provocato non poche tensioni, con dichiarazioni al vetriolo e colpi bassi in aula che hanno caratterizzato la seduta costitutiva del consiglio regionale.

Le forze in campo e i voti mancati

Oltre all'Union Valdôtaine e agli azzurri di Forza Italia, a sostenere l'esecutivo guidato da Testolin – che alle elezioni del 28 settembre si era confermato il candidato più votato con 3.808 preferenze – fanno ora parte anche formazioni come Azione, la Stella Alpina e il Rassemblement valdôtain. Una compagine variegata, che deve fare i conti con le assenze significative in consiglio regionale, dove sette schede sono risultate bianche e cinque nulle, mentre un vogo è andato a Laurent Viérin e un altro a Marco Carrel, segno di un malessere e di una frammentazione che il presidente dovrà gestire. La regione, che vanta uno statuto speciale e un sistema elettorale ancora proporzionale, si trova dunque a ballare su un filo, divisa tra l'orgoglio per la propria autonomia e le tentazioni provenienti dalla politica nazionale.

Le sfide di un governo composito

La scelta di Testolin di costruire una maggioranza "rosso-nera", come è stata definita da alcuni osservatori, rappresenta una scommessa ardita, destinata a essere scrutata nei suoi minimi movimenti. L'esclusione del Pd, con il quale l'Union Valdôtaine aveva amministrato in precedenza e vinto le amministrative nel capoluogo, e il contemporaneo approdo in maggioranza di una forza di centrodestra, sposta gli equilibri interni, costringendo il presidente a un lavoro di cesello per tenere assieme anime politiche differenti. L'obiettivo dichiarato è quello di garantire stabilità fino al 2027, ma il percorso si annuncia irto di ostacoli, dove ogni decisione dovrà essere calibrata per non incrinare un equilibrio per sua natura instabile.

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