Mediterranea, sbarcati a Porto Empedocle i 92 migranti dopo la dichiarazione di "stato di necessità"
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Redazione Interno
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Le operazioni di sbarco delle novantadue persone che si trovavano a bordo della nave Mediterranea si sono appena concluse a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, dopo che il comandante ha disatteso l’ordine di raggiungere il porto di Livorno, inizialmente assegnato dalle autorità italiane. Tra i migranti, che sono stati tratti in salvo in tre distinte operazioni, figurano trentuno minori non accompagnati e una donna in stato di gravidanza, i cui casi, com’è facile immaginare, hanno contribuito ad accrescere la complessità della situazione generale. La tensione a bordo, stando a quanto riferito, era progressivamente aumentata in seguito alla visita del medico della Sanità Marittima, chiamato a verificare le condizioni di salute di tutti i naufraghi.
La mossa del comandante e lo "stato di necessità"
A giustificare la decisione di dirigere la prua verso la Sicilia, nonostante il chiaro indirizzo governativo, è stata la formale dichiarazione di uno "stato di necessità", avanzata dal comandante della nave per tutelare, come si legge in una nota della ong, "l'incolumità, la salute e la sicurezza di tutte le persone a bordo". Una mossa, questa, che si inserisce in un braccio di ferro ormai cronico tra le organizzazioni umanitarie e il ministero dell'Interno, il quale vede nuovamente disattese le sue direttive operative. Qualcuno, osservando la dinamica, ha parlato di una vera e propria "spallata", sebbene i responsabili dell’operazione abbiano motivato la scelta con ragioni di carattere umanitario e di sicurezza immediata.
Il contesto giuridico e l'intervento della procura
A complicare ulteriormente il quadro giuridico dell’approdo in un porto non autorizzato, si è aggiunto il coinvolgimento della procura per i minorenni di Palermo, la quale, come ha tenuto a precisare la ong, "aveva chiesto al ministero di competenza di poter fare sbarcare solo i minorenni". Questo intervento, che puntava a scindere le sorti dei trentuno minori da quelle degli altri adulti, non è stato tuttavia sufficiente a modificare la destinazione ufficiale dello sbarco, spingendo infine il comandante a una decisione autonoma e definitiva. Le condizioni psico-fisiche del gruppo, del resto, apparivano complessivamente compromesse dopo il periodo trascorso in mare.
L'approdo in Sicilia e la chiusura della vicenda
Intorno alle 16.30 di oggi la nave Mediterranea Saving Humans ha ormeggiato finalmente alla banchina Sciangula del porto siciliano, ponendo fine a un’ulteriore, intricata vicenda di soccorso in mare. Le novantadue persone sono dunque state fatte scendere, avviando così le consuete procedure di identificazione e prima accoglienza previste dalla normativa vigente. L’episodio, che ripropone temi e dinamiche ampiamente dibattuti, si chiude con l’arrivo a terra dei migranti, sebbene le implicazioni di quella disobbedienza alle autorità marittime siano destinate a essere oggetto di successivi approfondimenti.




