Festa del Cinema di Roma 2025, luci sul red carpet e storie di resistenza

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La capitale, dal 15 al 26 ottobre, si è trasformata nel palcoscenico privilegiato della settima arte, accogliendo la ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma presso l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, un luogo che, per l’occasione, ha concentrato su di sé l’energia creativa di registi e attori da ogni parte del mondo. I riflettori, puntati con insistenza sul lungo tappeto rosso, hanno restituito non solo l'immagine di un glamour studiato nei dettagli ma anche quella di un cinema inteso come forma d’espressione capace di mescolare linguaggi differenti, dove l’impegno civile si intreccia con l’ironia e la ricerca estetica più raffinata. La kefiah palestinese esibita dalla regista iraniana Sepideh Farsi, ad esempio, ha dialogato silenziosamente con la stravagante presenza di un gigantesco orsacchiotto portato in braccio da Edoardo Leo, mentre le comparse improvvisate, sosia di volti celebri del cinema popolare, hanno aggiunto un tocco di leggerezza alla kermesse, dimostrando come la festa sia, prima di tutto, un crocevia di suggestioni e di stili.

L'inaugurazione affidata a una commedia sociale

Ad aprire ufficialmente la rassegna è stato il nuovo film di Riccardo Milani, "La vita va così", una pellicola che, sebbene appartenga al genere della commedia, affronta con coraggio un tema di forte attualità sociale, ispirandosi a un fatto realmente accaduto. La trama, che vede un consorzio imprenditoriale milanese tentare di acquistare un tratto di costa sarda per edificarvi un resort di lusso, si scontra con l’ostinata resistenza di un anziano pastore, figura nella quale è facile riconoscere le gesta di Ovidio Marras. La sua battaglia, condotta con tenacia contro la speculazione edilizia, incarna il principio, espresso dall’attore Diego Abatantuono, secondo cui "nella vita non si può comprare tutto", un monito che diventa il cuore narrativo dell’opera e che ne definisce il messaggio profondo, legato alla difesa delle identità territoriali e di un patrimonio che non ha prezzo.

La seconda giornata tra premi e nuovi titoli

Proseguendo nel suo calendario, il festival ha riservato nella seconda giornata un’attenzione particolare alla sezione Grand Public, che ha visto l’anteprima di quattro pellicole: "Per te" di Alessandro Aronadio, realizzato in collaborazione con Alice nella Città, "Breve storia d’amore" per la regia di Ludovica Rampoldi, "Moss & Freud" diretto da James Lucas e "Hedda" di Nia DaCosta. A quest’ultima, la regista, è stato conferito il Premio Progressive alla Carriera, consegnato dalla direttrice artistica della Festa, Paola Malanga, un riconoscimento che ha sottolineato il valore di un percorso artistico internazionale. Le proiezioni, distribuite tra la sede principale e le altre location del festival, hanno così offerto al pubblico un campionario variegato di generi e di sguardi autoriali, confermando la vocazione della manifestazione a ospitare opere diverse per linguaggio e provenienza.

La storia del pastore sardo arriva sul grande schermo

La pellicola di Milani, il cui ingresso nelle sale è previsto per il 23 ottobre, rappresenta dunque non solo il film di apertura di un importante festival ma anche un significativo caso cinematografico, portando alla luce una vicenda di resistenza che travalica i confini regionali per assumere un valore simbolico universale. La scelta di narrare, con un tono apparentemente leggero, la contrapposizione tra un pastore e i poteri forti dell’economia, evidenzia la volontà di un cinema che non rinuncia a raccontare le storie vere, quelle che, pur nascendo da un contesto locale, parlano a tutti della difficoltà di preservare la memoria e la bellezza dei luoghi. La Sardegna di Ovidio Marras, con i suoi paesaggi e le sue tradizioni, diventa così il microcosmo in cui si riflette una questione globale, quella dello sfruttamento del territorio e della sua difesa.

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