La resa dei conti in casa Roma: Friedkin sceglie Gasperini, Ranieri e Massara verso l’addio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Dopo giorni di tempesta mediatica e scontri interni che hanno rischiato di far deragliare una stagione già di per sé complicata, Dan Friedkin ha finalmente rotto il silenzio. La proprietà americana, attraverso un tam tam riservato ma inesorabile filtrato dalle mura di Trigoria, ha dettato la linea: il futuro giallorosso si chiama ancora Gian Piero Gasperini, nonostante le frizioni caratteriali e le divergenze di vedute con l’area dirigenziale. Una decisione, quella del presidente, che non si limita a blindare il tecnico ex Atalanta – spazzando via ogni dubbio su un possibile esonero – ma che si configura piuttosto come l’inizio di una profonda revisione degli organigrammi societari. In sostanza, a pagare il prezzo più alto di questa pace armata sarà l’attuale assetto di potere, con Claudio Ranieri e Frederic Massara che si trovano ora a un bivio ineludibile.

Il bivio di Ranieri e il caso Massara

La stima della famiglia Friedkin nei confronti di Sir Claudio, è bene ricordarlo, resta immutata e profonda; nessuno a Houston dimentica il lavoro di spegnimento degli incendi compiuto dal tecnico romano nella scorsa stagione. Tuttavia, con la riconferma di Gasperini – uomo che, va detto, da almeno dieci giorni non scambia una parola con il suo senior advisor – la posizione di Ranieri diventa oggettivamente insostenibile. Il suo ruolo di "consulente esterno" dovrà subire una drastica ridimensionamento: per evitare cortocircuiti continui, gli verrà chiesto di allontanarsi ulteriormente dalle dinamiche quotidiane dello spogliatoio. Una prospettiva, questa, che molto probabilmente indurrà l’allenatore di San Cristoforo a farsi definitivamente da parte.

Non migliore è la sorte che attende Frederic Massara. Il direttore sportivo, è opinione diffusa, non ha mai realmente digerito l’arrivo del tecnico piemontese e la chimica tra i due non ha mai funzionato. Gasperini, da parte sua, non ha mai fatto mistero di voler lavorare con interlocutori diversi, chiedendo di fatto piena autonomia nella gestione dell’area tecnica. I Friedkin, assecondando questa richiesta di fatto, hanno messo in moto una valutazione approfondita sul futuro del dirigente, lasciando intendere che la prossima stagione vedrà una figura diversa alla guida del mercato.

La frattura che ha spezzato il triumvirato

Quella che era stata presentata come la quadratura del cerchio – ovvero il triumvirato formato da Gasperini, Ranieri e Massara – si è rivelata invece un’equazione impossibile. La situazione, descritta da fonti vicine alla squadra come "grottesca", è precipitata quando il silenzio tra le parti si è trasformato in guerra aperta. Gasperini, dal canto suo, non ha risposto alle ultime accuse pubbliche: con il sostegno esplicito di Dan Friedkin, non ne ha più avuto bisogno, sentendosi legittimato a portare avanti la sua linea senza troppi giri di parole. Dall’altra parte, Ranieri ha osservato il tutto, consapevole che la sua funzione di "garante" era stata progressivamente svuotata di significato.

Ma non è solo una questione di poltrone. La proprietà americana, spesso accusata di silenzio e distanza, sembra aver compreso un errore strutturale di fondo: la catena di comando era troppo corta e fragile. Nella Roma attuale, lo si legge nelle analisi di questi giorni, non esiste un amministratore delegato, non c’è un direttore generale né una figura forte che coordini l’area sportiva con quella istituzionale. Questa mancanza di filtri, unita all’assenza di deleghe chiare, ha creato il vuoto nel quale sono cresciute le "fronde" e i "compartimenti stagni". L’assenza di una governance solida ha insomma alimentato i recenti terremoti, e Friedkin intende porvi rimedio.

Rivoluzione totale e costi dell’indecisione

La "rivoluzione" annunciata per giugno, pertanto, non si limiterà alla lista dei calciatori in partenza o in arrivo. I Friedkin stanno pianificando un rimpasto ai piani alti, mirando a creare quella figura manageriale che manca da tempo, con poteri decisionali chiari per le questioni extra-campo. L’obiettivo è uscire dall’emergenza e smettere di gestire le crisi giorno per giorno. L’errore, stavolta, è stato quello di lasciar marcire la situazione sperando in una ricomposizione miracolosa, permettendo che il "teatrino" – parola utilizzata dallo stesso Gasperini – condizionasse negativamente l’ambiente.

Eppure, c’è un ma sostanziale: il tempo stringe e la corsa alla Champions League è ancora apertissima. Se da un lato la fiducia a Gasperini mette fine ai rumors su un suo addio immediato, dall’altro il clima resta teso. I giocatori, pur consapevoli della volontà del presidente, non possono ignorare la spaccatura visibile tra lo staff tecnico e i vertici. La scelta di Friedkin, netta e definitiva, è un atto di coraggio e di rottura: punta tutto su Gasperini, accettando il rischio di perdere per strada due pezzi pregiati come Ranieri e Massara. Una scommessa che ridefinirà l’identità di questa Roma, in attesa di capire se il tecnico riuscirà a trasformare questo potere in risultati sul campo, magari proprio nell’imminente scontro diretto che dirà molto sul futuro a breve termine.

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