Domenico Caliendo, la perizia: il Berlin Heart avrebbe potuto salvarlo
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Redazione Interno
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La maxi perizia depositata nell'inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di quasi due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio 2026 dopo il fallimento di un trapianto di cuore eseguito al Monaldi di Napoli il 23 dicembre 2025, indica che il piccolo avrebbe avuto una significativa possibilità di sopravvivere se fosse stato collegato a un cuore artificiale extracorporeo.
La relazione, composta da 553 pagine, è stata redatta dai professori Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini, nominati dal gip Mariano Sorrentino nell'ambito dell'incidente probatorio per accertare le cause del decesso e le eventuali responsabilità mediche.
Il dispositivo che avrebbe potuto cambiare il decorso
Secondo i consulenti tecnici, l'utilizzo del dispositivo di assistenza ventricolare Berlin Heart Excor avrebbe consentito di mantenere il paziente in condizioni idonee a un secondo trapianto. Nella perizia si legge che il VAD, quale supporto al circolo durevole, avrebbe preservato e ristabilito la funzionalità degli organi, rendendo il bambino potenzialmente candidabile a un ritrapianto per un tempo superiore a quello garantito dall'Ecmo, il macchinario che svolge funzioni vitali di circolazione extracorporea a cui Domenico fu collegato dopo l'intervento fallito.
La finestra temporale e il cuore disponibile a febbraio
Il legale della famiglia, l'avvocato Francesco Petruzzi, ha spiegato che, secondo i periti, se entro 72 ore il bambino fosse stato collegato al Berlin Heart sarebbe stato ritrapiantabile, con una percentuale di riuscita superiore al 70 per cento. Un secondo cuore si rese effettivamente disponibile il 17 febbraio, ma a quel punto le condizioni degli organi di Domenico, compromesse già dalla metà di gennaio a causa del prolungato ricorso all'Ecmo, non consentivano più l'intervento.
I periti scrivono che con il ritrapianto la probabilità di sopravvivenza a medio e lungo termine sarebbe stata significativa, secondo criteri di probabilità logica.
Le criticità nella gestione del cuore prelevato a Bolzano
La relazione individua poi una serie di criticità nella fase precedente al trasferimento dell'organo da Bolzano a Napoli. I rilievi riguardano la preparazione del materiale per il trasporto, la scelta di un contenitore di vecchia generazione invece di uno di nuova concezione e soprattutto la gestione del ghiaccio secco, che avrebbe danneggiato irreparabilmente il cuore destinato al bambino.
La condotta della cardiochirurga Gabriella Farina, a capo dell'équipe partita da Napoli per l'espianto, viene giudicata non congrua: secondo gli esperti non avrebbe portato ghiaccio sufficiente e non avrebbe verificato che quello fornito fosse effettivamente ghiaccio secco.
Le valutazioni sull'intervento al Monaldi
Diversa è la posizione dei periti sull'esecuzione dell'espianto e del trapianto presso l'ospedale partenopeo. Il cuore di Domenico fu prelevato quando non era ancora giunta una segnalazione che indicasse l'inutilizzabilità dell'organo proveniente da Bolzano. Per questa ragione, nei confronti del chirurgo Guido Oppido e della sua vice Emma Bergonzoni non vengono mosse contestazioni per la fase operatoria: entrambi avrebbero agito secondo le procedure e le leggi dell'arte, in assenza di un segnale d'allarme sulle condizioni del cuore arrivato in sala operatoria.
Le contestazioni della difesa e il prossimo passaggio processuale
L'avvocato Petruzzi ha sollevato una questione relativa alla ricostruzione della tempistica dell'intervento, rilevando una contraddizione tra quanto sostengono i periti, ovvero che la cardiectomia anticipata è eseguibile e in questo caso fu eseguita prima dell'apertura del contenitore, e quanto il chirurgo Oppido avrebbe sottoscritto nel diario clinico, dove l'operazione risulterebbe avvenuta contemporaneamente all'apertura del frigo box. La difesa della famiglia chiede ora che la Procura valuti l'ipotesi di contestare l'omicidio volontario al posto di quello colposo.
Sono sette i medici indagati nell'inchiesta. Il gip Sorrentino ha fissato per il 12 e 13 novembre l'esame e il controesame sull'incidente probatorio, quando la superperizia sarà discussa dalle parti.
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