La nuova legge sulla montagna e le perplessità di Spagnolli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Senato ha approvato in via definitiva la legge sulle "Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane", un provvedimento articolato in 35 articoli che impegna 200 milioni di euro annui dal 2025 al 2027. Le risorse, che saranno erogate a partire dal prossimo anno, sono destinate a potenziare servizi essenziali come la sanità, alla quale vanno 40 milioni, l'istruzione, con 20 milioni, e poi viabilità, sostegno alle giovani imprese, politiche per la casa e l'agricoltura.

Nonostante il largo consenso che ha caratterizzato l'iter parlamentare, il testo non ha mancato di sollevare alcune critiche. Il senatore Luigi Spagnolli, intervenendo sul provvedimento, ha espresso un giudizio netto: "Alla montagna serve maggiore autonomia, ma le strutture amministrative dello Stato non la vogliono". Una presa di posizione che mette a nudo il cuore del dissenso, ovvero il timore che l'impianto centralistico dello Stato possa, in fase attuativa, vanificare le potenzialità della norma.

La legge, il cui scopo primario è contrastare lo spopolamento e garantire servizi essenziali in quelle che vengono definite "aree fragili", rappresenta senza dubbio un cambio di passo significativo nelle politiche per le terre alte. Tuttavia, il vero banco di prova sarà l'emanazione dei decreti attuativi, i quali dovranno tradurre in pratica i principi stabiliti dal legislatore, dimostrando di saper effettivamente trasferire poteri e risorse ai territori.

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