Morso di zecca in Trentino, il dramma di Gianna Sommavilla e i rischi della Tbe

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La puntura di una zecca, un evento che spesso viene sottovalutato come un fastidio stagionale, può talvolta trasformarsi in una tragedia. È quanto accaduto a Gianna Sommavilla, una donna di 76 anni originaria di Moena, deceduta all'ospedale Santa Chiara di Trento dopo un mese di agonia a causa delle complicazioni dovute all'encefalite da zecca, nota anche come Tbe.

Il suo funerale, celebrato lunedì 13 luglio nella chiesa di San Vigilio a Moena, ha visto la partecipazione di una folla commossa che ha voluto rendere omaggio a una donna descritta come fiera, coerente e profondamente legata alla sua terra e alle tradizioni ladine. Il feretro, trainato dai suoi cavalli e scortato dagli Schützen, ha rappresentato l'ultimo, simbolico tributo a una vita spesa per la comunità e per la cultura locale.

La vicenda e il decorso clinico

Gianna Sommavilla è stata punto da una zecca l'8 giugno scorso, probabilmente durante una passeggiata nei prati vicino alla sua abitazione a Ziano di Fiemme. Al manifestarsi dei primi sintomi, i familiari l'hanno accompagnata all'ospedale di Cavalese, dove i medici hanno prontamente avviato le cure. Nonostante la tempestività dell'intervento, il quadro clinico è rapidamente peggiorato, portando al trasferimento d'urgenza in elicottero al Santa Chiara di Trento il 20 giugno, dove è stata ricoverata in terapia intensiva.

L'infezione virale, che aveva colpito il sistema nervoso centrale provocando una grave encefalite, si è rivelata purtroppo fatale. Il decesso, avvenuto venerdì 10 luglio, ha sconvolto non solo la famiglia, ma l'intera comunità della Val di Fiemme, che ha perso una figura di spicco e una custode delle tradizioni.

La malattia: encefalite da zecca (Tbe)

La Tbe, o meningoencefalite primaverile-estiva, è una malattia virale acuta causata da un arbovirus del genere Flavivirus, trasmessa principalmente dal morso di zecche infette del genere Ixodes. Il virus colpisce il sistema nervoso centrale e, sebbene nella maggior parte dei casi l'infezione decorra in modo asintomatico o con sintomi lievi, in una percentuale minore di pazienti (circa il 10-20% di quelli che sviluppano sintomi) può evolvere in forme gravi come meningite o encefalite.

La malattia ha spesso un decorso bifasico: dopo un periodo di incubazione di 3-28 giorni, si manifesta una prima fase con sintomi simil-influenzali (febbre alta, mal di testa, stanchezza); dopo un intervallo di alcuni giorni, in una piccola percentuale di casi, sopraggiunge la seconda fase, caratterizzata dal coinvolgimento del sistema nervoso con possibili esiti anche letali. La letalità, in Europa, si attesta mediamente tra l'1% e il 5%.

La situazione in Trentino e la prevenzione

Il caso di Gianna Sommavilla ha riacceso i riflettori su una problematica sanitaria molto sentita in Trentino, regione considerata endemica per la Tbe. Le segnalazioni di zecche sul territorio sono in costante aumento, come dimostrato dai dati raccolti da ZeccAPP, il progetto di citizen science della Fondazione Mach che ha registrato centinaia di casi, con una concentrazione elevata in zone come la Val di Fiemme, la Valle dell'Adige e la Valle di Non.

Dall'inizio del 2026, sono già stati segnalati sette casi di infezione da Tbe in regione, due dei quali si sono manifestati come encefaliti. La risposta della popolazione non si è fatta attendere: in occasione di un open day vaccinale tenutosi a metà luglio, sono state registrate quasi 400 somministrazioni del vaccino contro la Tbe, a dimostrazione di una crescente consapevolezza del rischio.

La vaccinazione, che prevede un ciclo di tre dosi e offre una protezione quasi totale dopo la seconda somministrazione, rappresenta la principale arma di prevenzione, insieme a misure comportamentali come l'uso di indumenti protettivi e repellenti durante le attività all'aria aperta.

Il dolore di una comunità

La scomparsa di Gianna Sommavilla ha lasciato un vuoto profondo a Moena e in tutta la valle. Durante l'omelia, don Gianni Damolin ha ricordato come «la morte fa parte della vita, eppure a volte arriva in maniera sconcertante». La donna era molto amata per il suo carattere forte e il suo impegno instancabile.

Insegnante e assistente di laboratorio all'Istituto d'arte di Pozza di Fassa, era conosciuta per la sua dedizione alla scuola e per la sua passione nel tramandare la lingua e la cultura ladina, valori che incarnava anche attraverso il suo ruolo negli Schützen.

I suoi figli, Pierangelo e Margherita, hanno ricevuto il calore di un'intera comunità che si è stretta attorno a loro, mentre amici e conoscenti hanno voluto sottolineare la sua integrità e la sua forza d'animo, ricordando una donna che «non aveva paura di sporcarsi le mani» e che amava profondamente la natura e i suoi animali. La sua storia è diventata un doloroso monito sull'importanza di non sottovalutare i rischi legati alle punture di zecca.

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