La verità su quel piatto: il nuovo galateo (obbligatorio) delle recensioni online

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’era del “libera tutti”, quella in cui un conto salato o l’attesa al tavolo troppo lunga venivano ripagati con una bordata di una stella scritta dietro uno schermo e spesso senza neppure aver messo piede nel locale, è destinata a chiudere i battenti. Da martedì scorso, come confermano le disposizioni attuative della Legge annuale sulle PMI, è ufficialmente entrata in vigore la nuova disciplina che ridisegna il perimetro della reputazione digitale per alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari, settori fino a ieri in balia di un far west fatto di giudizi a pagamento o di semplici ripicche. L’obiettivo dichiarato dal legislatore, che recepisce le istanze di un comparto spesso strozzato dalla leva emotiva delle recensioni false, è quello di restituire trasparenza a un mercato dove l’opinione, soprattutto se negativa, finiva per pesare come un macigno sui bilanci e sulla reputazione degli esercenti.

I paletti della nuova legge: trenta giorni, scontrino e niente sconti

La normativa, che rappresenta un primo tentativo organico in Europa per arginare il fenomeno, si basa su alcuni principi cardine destinati a rivoluzionare il rapporto tra cliente e piattaforma. Innanzitutto, viene stabilito un limite temporale stringente: la recensione dovrà essere pubblicata entro trenta giorni dall’effettiva fruizione del servizio o del pasto; oltre quella soglia, il giudizio perde automaticamente il requisito della "liceità", perché si presume che la freschezza dell’esperienza – e quindi la sua oggettività – sia ormai sbiadita. Non solo: chi scrive deve dimostrare, o meglio, deve essere in grado di dimostrare di averci messo le mani, ovvero di aver personalmente utilizzato il servizio.

A rafforzare questo meccanismo di verifica ci pensa la prova fiscale: l’esibizione di uno scontrino, di una ricevuta o di una fattura costituisce una presunzione semplice di autenticità del giudizio. In sostanza, se un utente vuole che la sua opinione abbia pieno peso specifico, è bene che si munisca della prova d’acquisto, anche se la legge lascia spazio anche ai commenti non corredati da documento, i quali però potrebbero essere soggetti a contestazione. Parallelamente, il provvedimento mette al bando le recensioni “comprate”: è vietato corrispondere sconti, omaggi o qualsiasi altra forma di beneficio economico in cambio di una valutazione positiva, così come è vietato l’esercizio abituale di vendita di pacchetti di recensioni false, attività su cui la magistratura ha già avviato diverse inchieste.

Un diritto all’oblio (reputazionale) dopo due anni

Uno degli aspetti più innovativi, che probabilmente farà discutere gli addetti ai lavori, riguarda la durata di queste valutazioni. La nuova disciplina stabilisce che una recensione, anche se perfettamente lecita, perde efficacia dopo due anni dalla data di pubblicazione. Il motivo è piuttosto logico se si pensa alla ristorazione e all’ospitalità: un locale cambia chef, rinnova gli arredi o modifica la gestione nel giro di ventiquattro mesi. Sarebbe profondamente ingiusto, spiegano le associazioni di categoria, che un imprenditore si trascinasse dietro un giudizio negativo (o anche positivo, va detto, ma solitamente il problema riguarda i primi) legato a una realtà aziendale che non esiste più.

I gestori delle piattaforme, come previsto dal Digital Services Act, saranno quindi tenuti a rimuovere d’ufficio i commenti che superano questo arco temporale, a meno che non venga fornita una nuova documentazione che ne certifichi l’attualità. In questo quadro, il rappresentante legale della struttura o del ristorante ha ora un’arma in più: potrà segnalare direttamente all’hosting provider (il gestore della piattaforma) quelle recensioni che violano i requisiti di cui sopra, chiedendone la rimozione immediata. Le associazioni di imprese, inoltre, possono ottenere la qualifica di “segnalatore attendibile”, un meccanismo che velocizza lo screening dei contenuti illeciti senza dover passare ogni volta per un’autorità giudiziaria.

Le sanzioni e il caso del Salento: quando la recensione costa cara

Dietro l’angolo, per chi pensasse di eludere le regole, si materializza la figura dell’Antitrust (AGCM), cui spetta il compito di vigilare e comminare le sanzioni, che possono arrivare a cifre consistenti in base al Codice del Consumo. La legge, come riportano le cronache recenti, arriva a coronamento di un percorso giudiziario già avviato da tempo: è il caso, ad esempio, del procedimento promosso da Federalberghi che ha portato all’arresto di un vero e proprio “fabbricatore” di false recensioni attivo nel Salento. L’uomo, che confezionava recensioni a pagamento per conto di terzi, è stato condannato a nove mesi di reclusione, dimostrando che il fenomeno aveva ormai assunto i contorni di un’attività imprenditoriale parallela, capace di falsare pesantemente la concorrenza tra gli operatori turistici.

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