Cesare Cremonini e il peso della fragilità: “La vita è capace di distruggerti, annego il dolore”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non un annuncio discografico, non un singolo studiato a tavolino per il tour imminente. Cesare Cremonini, che in queste settimane ha scelto Londra come rifugio e laboratorio, ha spezzato il silenzio social con un messaggio che, nella sua nudità emotiva, ha subito acceso l’allarme tra chi lo segue. Il video, girato in uno studio di registrazione – e non uno qualsiasi, visto che quelle stanze hanno ospitato la storia della musica –, lo mostra lontano, fisicamente e mentalmente, dal clamore dei grandi eventi. “Non sto facendo nessun singolo per il tour”, ha scritto, quasi a voler mettere subito in chiaro che ciò che lo muove in questo preciso istante risponde a una necessità ben più radicale di una semplice scadenza promozionale. La confessione, però, è diventata subito di dominio pubblico: “Ho in mente cose molto più importanti perché mentre si parla per mesi di carriere e grandi eventi la vita è capace di distruggerti”. Una frase, questa, che pesa come un macigno se letta in controluce rispetto alla macchina organizzativa che ruota attorno al “Cremonini Live26”, un tour che già conta numeri da capogiro e date doppie in luoghi simbolo come il Circo Massimo.
“Ogni giorno annego il dolore”: il senso di un’assenza
Ciò che rende inquietante il post non è tanto la retorica del dolore, quanto la sua contestualizzazione. Cremonini si trova negli Abbey Road Studios, una cattedrale laica del suono, ma non sta inseguendo la hit dell’estate. “La vita è capace di distruggerti e ricrearti con una violenza tale da consegnare alla musica l’unica testimonianza”, ha aggiunto, parlando di questo processo come di un dono. È una dichiarazione che sposta l’asse del suo lavoro: dalla produzione di contenuti alla sopravvivenza emotiva. “Ogni giorno della mia vita è dedicata ad annegare il dolore in nuove visioni”, prosegue il testo, dove il verbo “annegare” – violento e liquido – suggerisce più un gesto di affogamento che di pacata risoluzione. I fan, leggendo quelle parole e guardando i suoi occhi nel breve filmato, hanno colto una sincerità disarmante, quella che non cerca il like ma il contatto umano. L’artista bolognese, d’altronde, non è nuovo a queste aperture: da tempo ha scelto di raccontare la sua convivenza con una forma lieve di schizofrenia, descrivendo la terapia farmacologica non come una sconfitta ma come un atto di accettazione di sé.
Un’altra parte: lo spazio tra il palco e la vita reale
Il dettaglio che più ha colpito, nella geografia emotiva tracciata dal cantautore, è la promessa di una trasparenza totale durante i prossimi concerti. “Sto un mese qui poi torno in Italia e inizio le prove generali”, ha scritto Cremonini, avvertendo però che ciò che porterà nel bagaglio non sarà necessariamente racchiuso in un nuovo disco. “Ma lo vedrete nei miei occhi non nella discografia. Sono proprio da un’altra parte”. Con questa frase, l’artista demolisce la quarta parete che spesso separa l’intimità dell’artista dalla performance pubblica. Non ci saranno filtri, né prodotti confezionati per mascherare il malessere; il palco, nella visione di Cremonini, diventerà lo specchio di un istante personale ancora grezzo, non ancora metabolizzato in rima. Ecco perché il messaggio ha generato apprensione: perché arriva a poche settimane dal via del tour, che partirà da Imola il 13 giugno, e perché descrive un uomo che si sente “proprio da un’altra parte” mentre tutto intorno a lui si muove al ritmo delle vendite e dei grandi numeri.
Londra, l’arte come testimonianza
La capitale inglese, del resto, non è una scelta casuale. Cremonini ha sempre avuto un rapporto speciale con Londra, città che considera un punto di riferimento artistico e personale, un luogo dove perdersi per ritrovarsi. Qui, lontano dalle dinamiche italiane del mercato discografico, sembra aver trovato lo spazio per guardarsi dentro. “La vita è capace di distruggerti”, ripete nel suo monologo, ma subito dopo aggiunge quel “ricrearti” che tiene aperta una finestra sulla resilienza. Non c’è, in queste parole, un grido d’allarme fine a sé stesso, quanto piuttosto la constatazione lucida di chi ha visto la tempesta da vicino e ha scelto di non fingere che il cielo fosse sereno. La musica, in questo frangente, non è la soluzione ma “l’unica testimonianza”: un documento, una prova che qualcosa è accaduto. E mentre i commenti sui social si moltiplicano tra abbracci virtuali e richieste di rassicurazione, Cremonini resta lì, a Londra, a trasformare il vuoto in visione, nella consapevolezza che, quando tornerà in Italia, il pubblico non troverà solo un cantante, ma qualcuno che ha accettato di mostrare le proprie crepe prima ancora di rattopparle.




