MotoGP, i piloti del team VR46 e le certezze della vigilia: si parte dalla Thailandia
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Redazione Sport
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L’attesa è finita, e il rombo dei motori è destinato a squarciare il silenzio del Chang International Circuit di Buriram, dove da venerdì prossimo andrà in scena il primo atto del campionato mondiale di MotoGP 2026. Nel paddock thailandese, dove appena pochi giorni fa si sono spente le moto dei test invernali, c’è chi ha già le idee piuttosto chiare su come affrontare questa nuova avventura. Tra questi, c’è senza dubbio Fabio Di Giannantonio, reduce da una pre-stagione che lo ha visto protagonista di una crescita costante e metodica. Il pilota romano del Pertamina Enduro VR46 Racing Team, alla sua terza annata consecutiva con la squadra di Valentino Rossi, ha dichiarato di arrivare al primo fine settimana di gare con una consapevolezza ritrovata, frutto di un inverno di lavoro intenso e di test che lui stesso ha definito tra i più duri della sua carriera -5. La sua Ducati Desmosedici GP, quella con la livrea "Black and Light" svelata a Roma qualche settimana fa, gli ha permesso di macinare chilometri e sensazioni positive, sia in Malesia che proprio sul circuito di Buriram, dove nel lontano 2018 vinse in Moto3, un ricordo che certamente aiuta a creare un’empatia particolare con l’asfalto thailandese -2-5.
Se per Di Giannantonio la parola d’ordine è continuità, il suo compagno di box Franco Morbidelli si affaccia al via con la solidità di chi, al secondo anno nel team, ha potuto finalmente familiarizzare a fondo con l’ambiente e con i meccanismi interni del gruppo. Il pilota italo-brasiliano, che nel 2025 su questa pista sfiorò il podio chiudendo quarto, ha raccolto nei test di Sepang e in quelli thailandesi indicazioni confortanti, dimostrando una crescita progressiva e una confidenza maggiore con il pacchetto tecnico a sua disposizione -5. Entrambi i piloti, consci di essere parte di un team che è factory supportato dalla Ducati per il secondo anno consecutivo, sanno di non poter sbagliare l’approccio a un campionato che si preannuncia lungo e combattuto, dove ogni dettaglio, dalla messa a punto della moto alla gestione delle gomme, farà la differenza. Il lavoro svolto durante l’inverno, fatto di confronti continui con gli ingegneri e di simulazioni di gara, ha portato a definire una base di partenza che entrambi i piloti ritengono solida, un aspetto non trascurabile in un fine settimana che si apre con una sola sessione di prove libere prima delle qualifiche -5.
Nel paddock, l’attenzione dei media è calamitata anche da un altro pilota in rosso, seppur di un team differente. Marc Marquez, campione del mondo in carica e ora al timone della Ducati ufficiale del Lenovo Team, ha vissuto una preparazione altalenante, segnata da un virus intestinale che lo ha debilitato e da qualche caduta di troppo durante i test, eventi che non hanno però scalfito la sua convinzione di essere competitivo. Lo spagnolo ha voluto sottolineare come, tralasciando gli intoppi fisici e gli incidenti di percorso, il lavoro svolto sul tracciato thailandese abbia un segno più che positivo -4. La sua nuova moto, sulla quale il team sta sperimentando soluzioni aerodinamiche evolute per migliorare trazione e accelerazione, gli ha restituito sensazioni incoraggianti, nonostante la simulazione di gara non sia stata portata a termine per via di quei problemi fisici che ne hanno limitato il rendimento. Il ricordo della sua prima vittoria con la Ducati, ottenuta l'anno scorso proprio a Buriram, è per lui una carica emotiva non indifferente, ma è anche la consapevolezza che il livello della concorrenza, con le Aprilia di Marco Bezzecchi e Jorge Martín in particolare, si è fatto estremamente agguerrito -8-10.




