Todd Howard, tra i dieci anni di Fallout 4 e l'attesa per The Elder Scrolls 6

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Seduto nel suo ufficio a Rockville, circondato da scaffali che custodiscono cimeli di un'epoca videoludica ormai passata, Todd Howard affronta con un sorriso pacato la questione che da anni infiamma i forum e i social network. "Cerco di essere paziente io per primo", confessa, mentre fuori la luce del Maryland filtra attraverso le finestre. La sua dichiarazione, che suona come un monito benevolo, mira a placare l'ansia che serpeggia tra i fan, molti dei quali, ormai, hanno quasi dimenticato la sensazione di un annuncio con una data certa. Piuttosto che lasciarsi andare a promesse avventate, il direttore di Bethesda preferisce concentrarsi su un traguardo concreto, quello del decimo anniversario di Fallout 4, un titolo che, nonostante il passare del tempo, continua a essere un punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati del genere.

Un compleanno e un assenza ingombrante

Mentre Fallout 4 spegne le sue prime dieci candeline, è un altro anniversario a ricordare quanto tempo sia effettivamente trascorso: i quattordici anni di The Elder Scrolls V: Skyrim. Quel gioco, lanciato ormai un'era tecnologica fa su piattaforme che oggi sembrano reperti archeologici, non fu semplicemente un successo commerciale; rappresentò una rivoluzione copernicana nel modo di concepire i mondi aperti, ponendo una enfasi quasi maniacale sulla libertà assoluta del giocatore e costruendo un universo dinamico che reagiva, in modi a volte imprevedibili, a ogni singola scelta. La sua longevità, alimentata da un incessante flusso di mod e da riedizioni su ogni dispositivo immaginabile, rende l'attesa per un erede ancora più struggente, quasi un'eredità pesante da onorare.

Il silenzio di Bethesda e i sussurri dal web

A sette anni e mezzo di distanza da quel primo, laconico teaser mostrato all'E3 di Los Angeles, lo stato di The Elder Scrolls VI rimane avvolto in una nebbia impenetrabile. Howard, da par suo, non fa nulla per dissolverla, anzi, la sua ammissione che il progetto sia "ancora molto lontano" funziona come un bagno di realtà. Non ci sono trailer gameplay da analizzare, non ci sono liste di piattaforme su cui speculare, non c'è nulla che vada al di là della certezza che lo studio sta lavorando al progetto. È in questo vuoto di informazioni ufficiali che trovano spazio le voci di corridoio, quelle che, seppur non confermate, offrono almeno un barlume di orientamento temporale.

Le indiscrezioni che delineano un orizzonte lontano

A colmare, seppur parzialmente, il silenzio dello studio sono i report e le dichiarazioni di figure esterne, come l'insider e youtuber Reece Reilly, il quale ha provato a indicare un anno di uscita presumibilmente circolante negli ambienti interni della software house. Queste rivelazioni, sebbene da prendere con le pinze, convergono tutte verso un'unica, cruda realtà: il viaggio verso Tamriel richiederà ancora parecchio tempo. L'impressione generale, che si ricava sia dalle parole caute di Howard sia dai leak, è che i fan debbano armarsi di una pazienza supplementare, accontentandosi per il momento di celebrare i monumenti del passato che Bethesda ha già regalato loro.

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