Genova, 25mila in piazza contro il massacro di Gaza e le rotte delle armi. Nave israeliana costretta a lasciare il porto.
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Una folla di venticinquemila persone ha riempito sabato 27 settembre le strade di Genova in un corteo di solidarietà con la popolazione di Gaza. La manifestazione, in un serrato week-end di proteste, denunciava quello che viene definito un genocidio e supportava la missione della Global Sumud Flotilla, ripartita proprio nelle ore precedenti la mobilitazione.
Una piazza unitaria e trasversale
A caratterizzare la protesta è stata la partecipazione trasversale di soggetti molto differenti: dai sindacati di base come l’Unione Sindacale di Base ai collettivi studenteschi, fino alla Cgil e alla Uil, senza tralasciare la curia cittadina, che ha promosso una veglia di preghiera in cattedrale. Molti sono arrivati in città dai comuni limitrofi, da Savona, Torino e Cogoleto, a testimoniare una risposta concreta a chi si interroga sull’utilità di scendere in piazza per un conflitto lontano.
Il coordinamento dei portuali per bloccare le armi
Contestualmente al corteo, al Circolo dell’Autorità Portuale si è tenuto il secondo incontro del coordinamento internazionale dei portuali contro le guerre. La frase “Non carichiamo, non scarichiamo, non facciamo transitare armi” è risuonata più volte, diventando il perno di una strategia che mira a organizzare uno sciopero comune in tutti i porti del Mediterraneo. L’obiettivo è individuare una giornata unica di mobilitazione, trasformando gli scali in “porti di pace”.
La nave Zim costretta a lasciare il porto
Proprio mentre la piazza si scioglieva, una nave della compagnia di navigazione israeliana Zim è stata costretta a lasciare il porto di Genova senza aver effettuato le operazioni di carico. L’Unione Sindacale di Base, pur non avendo proclamato lo sciopero, ha rivendicato l’efficacia di questa azione di disturbo, sottolineando come rappresenti un segnale politico inequivocabile. Una situazione analoga si sta preparando nel porto di Livorno, dove il sindacato è pronto a proclamare uno sciopero all’arrivo di un’altra nave della stessa compagnia.
Due linguaggi per un unico obiettivo
La serata genovese ha unito la protesta di piazza – con le sue bandiere, i suoi cori e la sua composita umanità – alla determinata azione sindacale tra i moli. Due linguaggi differenti, quello della manifestazione pubblica e quello dell’organizzazione portuale, che convergono verso un’unica direzione: opporsi, con la mobilitazione popolare e l’astensione dal lavoro, a un conflitto i cui effetti continuano a suscitare profonda indignazione.




