Tragedia nel fiume Sile, recuperati i corpi dei due fratelli: una famiglia cancellata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La provincia di Treviso è scossa da una tragedia che, nell'arco di pochi giorni, ha cancellato un'intera famiglia, avvolta da un alone di profonda tristezza che le indagini stanno tentando di diradare. Poche ore fa i sommozzatori dei vigili del fuoco hanno recuperato dal letto del fiume Sile, in un tratto che lambisce il comune di Silea, un'autovettura Renault Captur, ricoperta da uno spesso strato di fango e alghe, al cui interno sono stati rinvenuti i corpi senza vita di due fratelli, un uomo e una donna di cinquantadue e cinquantacinque anni. L'auto, stando alle prime ricostruzioni, giaceva da tempo nelle acque scure del fiume, quasi completamente sommersa e resa invisibile dalla vegetazione acquatica, fino a quando una segnalazione non ne ha permesso l'individuazione e il successivo, complesso recupero con l'ausilio di un'autogru.

Il precedente ritrovamento della madre

Quella dei due fratelli, identificati come Mauro e Rosita Dal Corso, non è stata la prima, agghiacciante scoperta legata a questa stessa famiglia. Appena una settimana prima, infatti, lungo le sponde dello stesso corso d'acqua, in una zona compresa tra i comuni di Meolo e Roncade, era stato rinvenuto il Corpo della loro madre, Maria Bovo, di settantasette anni. Un ritrovamento, quest'ultimo, che aveva già gettato una luce sinistra sulla dinamica degli eventi, la quale, con il secondo ritrovamento, assume contorni ancor più drammatici e definiti, dipingendo un quadro di sofferenza familiare che appare difficile da ignorare.

Le indagini e l'autopsia disposta dalla procura

Sul caso, come era prevedibile, è immediatamente sceso il silenzio delle indagini, condotte sotto la direzione del pubblico ministero Anna Ortica. La magistrata, per fare piena luce sulle cause della morte dei due fratelli, ha già disposto l'autopsia sui loro corpi, un passaggio ritenuto cruciale per stabilire con certezza le dinamiche della fine. Le ipotesi che gli investigatori si trovano a valutare, del resto, devono fare i conti con una concatenazione di eventi tanto tragica quanto insolita, nella quale l'ipotesi di un gesto volontario, un suicidio, viene presa in seria considerazione, anche alla luce del fatto che, per la madre, è stato già escluso il decesso per annegamento.

Il dolore di una storia familiare unica

Quello che emerge, al di là dei tecnicismi investigativi, è il profilo di una vicenda umana segnata da un dolore immenso, che sembra aver travolto tutti i suoi componenti. La stessa dinamica del ritrovamento, con i due fratelli rinvenuti chiusi dentro l'abitacolo della loro auto, parla di una scelta definitiva e concertata, la quale, se confermata, racconterebbe la disperazione di un intero nucleo familiare. La tragedia del Sile, con i suoi tre lutti ravvicinati, resta per ora un mistero dai contorni lugubri, che attende i risultati degli accertamenti medico-legali per essere compreso appieno, lasciando un intero territorio nell'attesa di una risposta.

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