Voli, il crollo dei prezzi nasconde la trappola dei servizi extra: ecco cosa c’è dietro ai rincari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante i timori di una crisi epocale per il settore del trasporto aereo, scatenata dall’aumento del 30% del prezzo medio dei biglietti a livello globale dopo lo scoppio della guerra in Iran e dall’incubo delle cancellazioni per la carenza di carburante, il mercato estivo sta registrando un’inversione di tendenza a dir poco paradossale. L’allarme – alimentato da vettori come Ryanair e Lufthansa che hanno già rivisto al ribasso i loro programmi – ha avuto un effetto immediato sulle abitudini dei viaggiatori: le prenotazioni, specialmente per le mete europee e nazionali, sono diminuite drasticamente, con molta gente che, di fatto, ha deciso di attendere la fine della crisi prima di pianificare le ferie. A questo calo della domanda, le compagnie hanno risposto con la solita arma del commercio, abbassando i prezzi base dei voli per Grecia, Spagna e Sud Italia in un disperato (per quanto riuscito) tentativo di riempire i posti che altrimenti resterebbero vuoti.

Ma il vero tranello, quello che caratterizza questa strana estate 2026, si annida ben lontano dalla tariffa esposta in home page. La leva principale grazie alla quale i vettori stanno cercando di assorbire lo shock finanziario – legato al rincaro del cherosene dovuto al blocco dello Stretto di Hormuz, da dove passa gran parte del petrolio diretto in Europa – è quella dei servizi accessori. Quelli che, una volta, chiamavamo “extra” e che oggi sono diventati il core business occulato del volo low cost.

Il caro-carburante si nasconde nel bagagliaio e nella scelta del posto

Mentre i listini promozionali crollano per attirare l’attenzione, i costi per bagagli a mano, posti a sedere e modifiche alla prenotazione sono schizzati alle stelle. Dati alla mano, come riportato da diverse analisi di settore, gli aumenti toccano percentuali folli: si parla di rincari fino al 443% rispetto alle tariffe base, con il solo comparto dei bagagli a mano che, in Europa, muove ormai circa 10 miliardi di euro l’anno. La fotografia scattata dagli esperti mostra un panorama a dir poco carsico: portare una valigia da stiva da 20 kg può arrivare a costare 154 euro, mentre il semplice “posto in cappelliera” (il bagaglio a mano da riporre sopra il seggiolino) raggiunge vette di 75 euro a tratta.

La strategia è chiara: scaricare sui passeggeri l’incertezza del jet fuel senza sembrare troppo aggressive sui prezzi dei voli. E la guerra in Iran, con le sue ripercussioni sulle scorte, offre il pretesto perfetto. Non è solo una questione di "sovrapprezzo trasparente" (quello che Volotea, ad esempio, ha provato a giustificare con un supplemento carburante di 14 euro a persona, finito poi sotto la lente dell’Antitrust su segnalazione del Codacons), ma di una revisione generalizzata e silenziosa delle revenue accessorie. Il gruppo Lufthansa, per citare un caso, ha già eliminato il bagaglio a mano gratuito per le tariffe Economy Basic, mentre le major americane hanno alzato di 10 euro il costo del primo bagaglio registrato.

Le low cost fanno scuola (a pagamento) e la paura blocca le prenotazioni

Se si scende nel dettaglio delle singole compagnie che operano in Italia, l’aumento dei listini accessori assume i contorni di una patrimoniale. Per le low cost, la scelta del posto è diventata un lusso: Ryanair chiede ora fino a 33 euro (contro i 4,5 precedenti), EasyJet vola da 1,49 a 16,99 euro, ma è Vueling a detenere il record con un balzo da 5 a 85 euro per una semplice assegnazione della seduta. E se la crisi dovesse spingere il passeggero a cambiare i propri piani, attenzione alla penale: per modificare un volo Ryanair si possono spendere fino a 60 euro, mentre Vueling ne chiede 70. Questa impennata dei costi “nascosti” arriva in un momento in cui, paradossalmente, volare verso il Sud Italia o le isole non è mai stato così economico sulla carta – si trovano tariffe sotto i 100 euro per Ferragosto, proprio quelle tratte che storicamente hanno sempre rappresentato un salasso per i fuorisede o i turisti – ma la spesa reale, una volta aggiunti i servizi essenziali per viaggiare, rischia di superare quella di un biglietto business pre-crisi.

La situazione attuale disegna uno scenario profondamente ambiguo. Da un lato, c’è il concreto terrore della cancellazione: associazioni di categoria e aeroporti italiani (con Assaeroporti in prima linea) garantiscono che le scorte di carburante basteranno per maggio, ma l’incertezza su giugno e luglio resta una spada di Damocle. I passeggeri, memori degli annunci di cancellazioni di massa, aspettano o ripiegano sul last minute, alimentando un circolo vizioso che obbliga le compagnie ad abbassare i prezzi base per non volare vuoti. Ma, come è evidente, i vettori non hanno alcuna intenzione di assorbire i costi del rialzo del cherosene e preferiscono giocare al rialzo su ogni singolo servizio accessorio reso disponibile in fase di check-in o prenotazione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.