Benigni incanta la Rai con Pietro, un monologo nel vento che sfida i palinsesti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Fino a cinque milioni di italiani, secondo le rilevazioni, hanno sostato davanti agli schermi per ascoltare Roberto Benigni raccontare la figura di San Pietro in una serata che, seppur dominata da appuntamenti consolidati come la Champions League o il mistero di “Chi l’ha visto”, ha trovato nel comico toscano un’alternativa di raro spessore. Il monologo “Pietro – Un uomo nel vento”, andato in onda in prima serata su Raiuno, ha infatti polarizzato l’attenzione di una fetta significativa di pubblico, attestandosi su uno share che, seppur lievemente al di sotto del tetto del 25% preventivato dagli analisti, conferma la capacità dell’artista di catalizzare l’interesse nazionale su temi di natura culturale e spirituale. Un successo, il suo, che non è nato in vacuo ma è stato preparato da un intenso battage pubblicitario e dal sostegno di diversi quotidiani, senza dimenticare il particolare contesto in cui l’opera è maturata, ovvero quel dialogo con le istituzioni vaticane che ne ha permeato la genesi.
La scarnificazione del mezzo televisivo
La formula scelta da Benigni, che ormai da anni caratterizza le sue performance televisive, si ripresenta in una veste di estrema essenzialità: un uomo solo, un palco spoglio e una regia che evita virtuosismi, concentrandosi piuttosto sull’alternarsi di inquadrature essenziali – la figura intera, il mezzo busto, qualche raro primo piano – intervallate da carrellate su un pubblico selezionato e disposto a semicerchio. Una scarnificazione del mezzo, questa, che sembra voler ricreare l’atmosfera di una lezione o di un racconto intimo, spostando l’intera attenzione sulla forza della parola e sulla mimica dell’interprete, il quale, da mattatore consumato, modula il ritmo e l’intensità del discorso attingendo a un repertorio espressivo unico nel suo genere.
La genesi del racconto tra forza narrativa e ispirazione
In un colloquio rilasciato ai media vaticani, Benigni ha svelato alcuni retroscena sulla nascita del monologo, spiegando come alla base della vicenda dell’apostolo Pietro ci sia, a suo dire, quella forza rivoluzionaria chiamata “amore”, concetto che definisce “inventato” da Gesù. L’attore, dialogando con il direttore de L’Osservatore Romano, ha tracciato il percorso emotivo e intellettuale che lo ha portato a “innamorarsi” della figura del primo Pontefice, descritta non come un monumento agiografico ma come un uomo pieno di dubbi e di slanci, appunto “nel vento” della storia e delle proprie fragilità. Un approccio che, pur nella sua evidente matrice di fede, cerca di parlare a uno spettatore laico attraverso l’universalità di un’esperienza umana trasfigurata.
Un fenomeno ricorrente nell’audiovisivo italiano
Quello di Benigni si configura ormai come un fenomeno ricorrente e dalle performance d’ascolto straordinariamente costanti, in grado di competere con eventi sportivi di primo piano o con i successi di giovani idoli come Jannik Sinner, aggregando attorno a temi di divulgazione storico-letteraria – dalla Divina Commedia alla Costituzione, dal Cantico delle creature ai Dieci comandamenti – numeri da prime time. Con i suoi 3 milioni e 968 mila telespettatori e il 24.4% di share, l’ultima fatica conferma come pochi altri, in un panorama spesso omologato, siano in grado di rendere “pop” la cultura alta, proseguendo idealmente un solco tracciato da maestri della comunicazione scientifica come Piero Angela, ma con una cifra performativa del tutto personale e riconoscibile.




