Il futuro dell'hardware Xbox tra annunci imminenti e le parole del suo fondatore

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il quartier generale di Microsoft, in quel di Redmond, deve vibrare di un'energia particolare in queste settimane, un'energia che inevitabilmente si propaga fino agli appassionati sparsi in tutto il globo. La recente e profonda riorganizzazione ai vertici della divisione gaming, con l'ingresso di Asha Sharma come nuovo amministratore delegato e la promozione di Matt Booty a chief content officer, ha aperto scenari e interrogativi che attendevano solo di essere sciolti. E le prime risposte, per certi versi, sono arrivate chiare e forti da un'intervista rilasciata a Windows Central, nella quale la stessa Sharma ha voluto dissipare le nubi che si erano addensate all'orizzonte subito dopo la sua nomina -1-2.

Il nodo cruciale, quello che più stava a cuore ai giocatori della prima ora, riguardava la direzione che avrebbe preso la strategia hardware di Xbox. In un'epoca in cui il cloud gaming e l'ecosistema PC, trainato dall'onnipresente Game Pass, sembravano aver assunto un peso specifico sempre maggiore, il timore di un progressivo abbandono della console fisica era diventato quasi un luogo comune. Ebbene, Sharma è stata categorica: l'impegno per un "ritorno a Xbox" passa proprio dalla macchina, dal silicio, dall'esperienza locale. Ha parlato di annunci imminenti, di un investimento collettivo che presto vedrà la luce, riaccendendo di fatto la macchina del hype su quella che sarà la prossima generazione -5. Un cambio di passo netto, se si considera che fino a pochi mesi fa le speculazioni davano per scontato un rinvio o un ridimensionamento del progetto, complici anche i noti problemi legati alla crisi dei componenti e all'aumento dei costi della RAM, elementi che hanno già di fatto spostato il lancio di questa futura console, su cui AMD sta lavorando a stretto contatto con Microsoft per il SoC, da una ipotetica finestra nel 2026 a una più realistica nel 2027 -4-8.

La questione dell'intelligenza artificiale e la mano libera agli sviluppatori

Parallelamente ai piani per il nuovo hardware, un altro tema bollente ha accompagnato l'insediamento del nuovo corso, ed è strettamente legato al background professionale della stessa Sharma, proveniente dal gruppo CoreAI Product di Microsoft. Il sospetto, più che legittimo, era che la nuova guida potesse portare con sé una direttiva precisa, quasi un dettato dall'alto, per integrare l'intelligenza artificiale in modo pervasivo e forse anche invadente nel processo creativo dei videogiochi. Si temeva un'invasione di contenuti generati in modo superficiale, quella che in gergo tecnico viene già definita "slop", una sorta di fast-food digitale privo di anima. Invece, nel medesimo colloquio con Windows Central, Sharma e Booty hanno voluto spegnere sul nascere qualsiasi allarmismo, tracciando un confine netto -10. Hanno spiegato, con una chiarezza che non lascia spazio a fraintendimenti, che non esiste alcuna pressione, alcuna direttiva da parte di Microsoft che imponga l'uso dell'IA nei giochi. I team di sviluppo sono e rimarranno liberi di adottare gli strumenti che riterranno più utili, che si tratti di ottimizzare il codice o di snellire la pipeline produttiva, ma la priorità assoluta, hanno ribadito, rimane l'arte creata dalle persone, la qualità del lavoro artigianale che deve stare alla base di ogni produzione -6.

La provocazione di Seamus Blackley sul destino della console

In questo quadro fatto di rassicurazioni e di promesse di investimento, si è inserita però una voce fuori dal coro, pesante come un macigno, quella di Seamus Blackley, uno degli architetti originali della prima Xbox. Intervistato da GamesBeat, Blackley ha dipinto uno scenario diametralmente opposto, quasi apocalittico, sostenendo che Microsoft starebbe lentamente lasciando morire il business delle console -3. La sua tesi, provocatoria ma non per questo priva di una sua logica interna, si basa sulla convinzione che l'attuale amministratore delegato di Microsoft, Satya Nadella, veda nell'intelligenza artificiale il futuro totalizzante dell'azienda, un futuro nel quale i videogiochi, come industria tradizionale, sarebbero destinati a essere "subsumati", assorbiti e quindi superati -7. In questa lettura, il ruolo di Sharma non sarebbe quello di rilanciare il gaming su console, ma piuttosto quello di accompagnare dolcemente, come un medico in cure palliative, l'intera divisione verso il suo inevitabile tramonto, traghettando talenti e tecnologie verso il nuovo corso incentrato sull'IA. Una visione, questa, che collide frontalmente con le dichiarazioni ufficiali e con i piani di lancio che, al momento, risultano ancora saldamente nei cassetti di Microsoft.

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