Piazza Affari e il richiamo dei dividendi, tra azioni e la questione fiscale
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Redazione Economia
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Il 2025 si sta profilando, senza alcun dubbio, come l'anno dei super dividendi, un fenomeno che sta ridisegnando le strategie di investimento e le aspettative di molti. Un recente studio di Capital Group ha certificato come, nel solo terzo trimestre, gli stacchi di cedola a livello globale abbiano superato la straordinaria cifra di 518 miliardi di dollari, un dato da primato che fa presagire il superamento della barriera psicologica dei duemila miliardi sull'intero arco dell'anno. Davanti a simili numeri, gli investitori si interrogano sulla reale possibilità di coniugare l'alto rendimento da dividendo con un apprezzamento del capitale in grado di battere il mercato, un obiettivo che, fino a poco tempo fa, veniva considerato una pura illusione ma che negli ultimi dodici mesi ha invece mostrato segni di concretezza.
La ricerca della rendita e il peso del fisco
Costruire un portafoglio da rendita, specialmente per patrimoni di una certa consistenza, impone ai consulenti di considerare con la massima attenzione la componente fiscale, un aspetto che può erodere in maniera significativa i rendimenti netti. Giorgio Vintani, analista e consulente indipendente, propone a tal fine un'allocazione di portafoglio che prevede un cinquanta per cento di titoli di Stato, nello specifico Btp e Bund. «Ormai non è più così semplice ottenere rendimenti significativi da rendita dal reddito fisso, poiché i dividendi risultano superiori», ammette l'esperto, il quale però sottolinea il vantaggio rappresentato dalla «tassazione privilegiata al 12,5%» dei bond sovrani, un elemento che bilancia la minore appetibilità dei rendimenti nominali.
La strategia dell'income investing
Il principio base dell'income investing, che persegue l'obiettivo di creare una seconda entrata oltre allo stipendio o alla pensione attingendo esclusivamente dalle distribuzioni, si fonda sull'utilizzo di prodotti a distribuzione – come le azioni ad alta cedola, i bond e gli Etf che distribuiscono dividendi – cercando di intaccare il capitale iniziale il meno possibile. Questa metodologia, sebbene non sia la più efficiente dal punto di vista fiscale poiché ogni distribuzione viene tassata, può rivelarsi utile per chi, possedendo un tesoretto, ha la necessità di disporre di flussi cedolari periodici e prevedibili da destinare a spese correnti, accettando il costo fiscale come un male minore.
Il contesto di mercato e le opportunità
In un contesto generale dove la cautela domina i mercati, alimentata dai dubbi sui futuri tagli dei tassi d'interesse e nell'attesa dei risultati trimestrali di società come Nvidia, gli investitori sono alla ricerca di strumenti per rafforzare i propri portafogli con nomi di alta qualità che offrano anche un dividendo attraente. A Piazza Affari, dove si segnalano quaranta azioni con un rendimento da dividendo atteso che può toccare la soglia del dieci per cento, l'attenzione si concentra sull'individuazione di quei titoli che possano garantire solidità e continuità nelle distribuzioni, cercando di navigare le acque incerte senza farsi travolgere da un eccessivo ottimismo.




