Orsato: «È calcio, non la PlayStation. Gli errori sono colpa mia»
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Redazione Sport
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Daniele Orsato non usa giri di parole. Il responsabile della Commissione arbitri nazionale di Serie A e Serie B, intervenuto al Festival dello Sport di Trento, ha messo sul tavolo errori, metodo e linea da seguire fino al termine del campionato. «In questo inizio di stagione abbiamo fatto degli errori, che non vanno fatti, e me ne aspettavo pure di più», ha detto l'ex fischietto internazionale, citando il caso della trattenuta di Kalulu su Rowe in Juventus-Atalanta: «In quei casi il Var avrebbe aiutato».
Il riferimento è a un contatto evidente in area, non sanzionato né dall'arbitro né dalla sala video, che Orsato ha liquidato con una battuta riferita da più fonti: un errore «visto perfino da mio papà che ha 82 anni».
«L'allenatore degli arbitri» e la chiamata che emoziona
Orsato si definisce senza esitazione «l'allenatore degli arbitri». Un ruolo che ha preso in mano dopo la nomina ufficiale arrivata lo scorso luglio, quando il Comitato Nazionale dell'AIA lo ha indicato su proposta del direttore tecnico Domenico Messina per succedere a Gianluca Rocchi, autosospesosi in primavera dopo l'apertura dell'inchiesta della Procura di Milano per presunto concorso in frode sportiva.
Il nuovo designatore ha raccontato di aver chiamato personalmente tutti i fischietti per le designazioni, convinto che la voce conti più di qualsiasi comunicazione scritta: «L'emozione che mi dava la chiamata di Collina o di Rosetti per la finale di Champions la voglio restituire ai miei arbitri». Il rapporto con la classe arbitrale, ha spiegato, non passa dall'amicizia ma dall'insegnamento: «Non sono più un arbitro e i miei arbitri non devono essere miei amici, ma apprendere cosa io e la commissione cerchiamo di insegnare loro tutti i giorni».
La linea non cambia: arbitro protagonista, Var solo sull'errore evidente
Sul piano tecnico, Orsato ha confermato l'impostazione scelta a inizio stagione: la decisione resta responsabilità del direttore di gara in campo, mentre la tecnologia interviene soltanto davanti a un chiaro ed evidente errore. «Il Var è nato per il chiaro ed evidente errore», ha ribadito, spiegando che proprio in quelle situazioni la sala video non è intervenuta nelle prime giornate. La rotta, ha assicurato, non subirà correzioni in corsa: «Questa è la linea da seguire fino al 30 di maggio. Poi se mi diranno che ho lavorato male, andrà come deve andare. Io non posso destabilizzare i miei ragazzi cambiando linea a campionato in corso». Tra gli episodi bocciati senza appello, oltre al caso Rowe, figurano il mancato penalty per l'intervento di Drăgușin su Monterisi in Frosinone-Fiorentina, il tocco di mano di Vlašić in Torino-Milan e la trattenuta di Caracciolo su Pellegrino in Fiorentina-Pisa di Coppa Italia.
Il caso De Bruyne-Genoa e il rapporto con i media
A più di un mese di distanza, il gol di De Bruyne al Genoa alla prima giornata continua a essere oggetto di discussione. Orsato non si sottrae alla domanda, ma sposta il punto: «Non devo mettere d'accordo nessuno, non devo convincere nessuno. Nessuno deve convincere nessuno, ho chiesto di fare squadra con i media e mi sembra che le cose stiano andando bene». L'episodio, ha precisato, non rientra nella lista degli errori riconosciuti: un contatto discutibile ma lontano dalla soglia del chiaro ed evidente sbaglio.
Sul fronte della comunicazione, Orsato ha lasciato aperta la possibilità di un ritorno degli arbitri davanti ai microfoni per spiegare le decisioni: «Probabilmente in futuro ci sarà la possibilità di tornare a spiegare le decisioni».
Preparazione atletica e partite più lunghe
Il designatore ha legato il nuovo corso anche a un dato atletico: le partite durano di più, si gioca di più, e gli arbitri devono reggere il passo. «I miei arbitri sono stanchi morti. Non è solo il tempo effettivo. Contare tutto stanca da morire», ha detto, spiegando che serve «una preparazione atletica importante anche per gli arbitri oltre che per i calciatori».
Il riferimento è alle nuove norme IFAB contro le perdite di tempo, che hanno portato il tempo effettivo medio della Serie A a crescere di quasi sei minuti rispetto alla stagione precedente, con punte di sessanta minuti di gioco reale. In questo quadro, Orsato ha indicato nella preparazione tecnica e nella conoscenza del gioco le chiavi per ridurre gli errori: «Bisogna conoscere il gioco e il giocatore. Leggere le partite. Sapere che se un determinato giocatore prende il pallone devi correre in anticipo oppure fare un certo movimento».
Rocchi, l'inchiesta archiviata e il quadro federale
La nomina di Orsato è arrivata in estate, in un momento delicato per i vertici arbitrali. L'inchiesta che aveva coinvolto il suo predecessore si è chiusa con un nulla di fatto su entrambi i fronti: dopo la richiesta di archiviazione della Procura di Milano, anche la Procura Generale dello Sport ha accolto la richiesta presentata dal procuratore federale Giuseppe Chiné, motivando con l'assenza di prova di contatti diretti tra Rocchi e dirigenti di club.
Il filone delle cosiddette "bussate" nella sala Var di Lissone era già stato archiviato dalla Procura di Monza. Per Orsato, che ha ereditato una classe arbitrale reduce da mesi di esposizione mediatica, la priorità dichiarata resta una sola: lavorare sugli errori senza cambiare direzione. «Gli errori sono colpa mia: vuol dire che ho lavorato male. E non me lo posso permettere», ha detto, rivendicando però anche il merito dei suoi arbitri quando le cose funzionano.
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