Chico Forti ottiene il permesso di lavoro esterno: pizza, inglese e surf per disabili
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Redazione Interno
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Una nuova, significativa evoluzione si registra nel percorso carcerario di Chico Forti, l’imprenditore italiano detenuto nel penitenziario di Montorio, a Verona, dopo il rientro dall’America. Il Tribunale di Sorveglianza di Venezia, infatti, gli ha concesso di beneficiare delle disposizioni dell’articolo 21, che regolamentano i permessi per svolgere attività lavorative e di volontariato all’esterno dell’istituto di pena. Una decisione, questa, che giunge dopo il diniego alla libertà condizionale ricevuto qualche mese fa e che segna un passo ulteriore, sebbene circoscritto, nel lento iter della sua esecuzione penale in Italia.
Le attività consentite: dal mare alla cucina
Le autorizzazioni concesse dal giudice di sorveglianza – le quali, come riferito, sono state confermate anche dal garante dei detenuti del Comune di Verona – delineano un ventaglio di impegni concreti che Forti potrà ora seguire. Tra questi, spicca la possibilità di insegnare windsurf a giovani che presentano disabilità, un’attività che riporta l’uomo al suo storico legame con il mondo del mare e delle tavole a vela. Parallelamente, gli è stato consentito di frequentare un corso professionale per pizzaioli, acquisendo così una specializzazione in ambito enogastronomico, e di dedicarsi al volontariato come docente di lingua inglese per anziani. Si tratta, nel loro insieme, di opportunità che disegnano una giornata strutturata al di fuori delle mura carcerarie, pur nel rigoroso rispetto delle condizioni imposte dalla magistratura.
Un percorso giudiziario lungo e complesso
La vicenda che coinvolge Chico Forti, la cui condanna all’ergastolo è stata inflitta dalla Corte Suprema della Florida per un fatto di sangue risalente alla fine degli anni Novanta, è da tempo al centro dell’attenzione pubblica. Il suo rimpatrio, fortemente voluto e gestito a livello diplomatico fino all’accoglienza riservatagli dalla presidente del Consiglio Meloni, ha rappresentato solo l’inizio della fase esecutiva della pena nel sistema italiano. I permessi precedentemente accordati, come quello per far visita alla madre anziana, e ora questi per il lavoro esterno, costituiscono tappe di un percorso di cui le autorità giudiziarie valutano periodicamente i presupposti e i progressi, senza che ciò pregiudichi in alcun modo la solidità del verdetto di colpevolezza.
Lo scenario attuale e le prospettive immediate
L’ottenimento di questi permessi non modifica, ovviamente, lo status di detenuto di Forti, ma ne arricchisce il regime di esecuzione penale con elementi di significativa apertura. La possibilità di reinserirsi, seppur in forma parziale e controllata, in contesti sociali e professionali ordinari rappresenta un elemento cardine nella filosofia rieducativa che ispira l’ordinamento penitenziario. L’attenzione mediatica sul caso, peraltro, rimane costante, alimentata da ogni nuovo sviluppo amministrativo o giudiziario che riguardi la sua persona, mentre le indagini e gli atti processuali che hanno caratterizzato la lunga storia continuano a costituire un riferimento imprescindibile per qualsiasi analisi della fattispecie.




