Roma, i big tremano: non solo Pellegrini, rinnovo congelato anche per Cristante e Mancini
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Redazione Sport
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Il triplice fischio di San Siro, quello che ha sancito il pesantissimo 5-2 inflitto dall’Inter, non ha semplicemente allontanato la zona Champions League (ora distante quattro punti, con la Juventus quinta a -3) ma ha definitivamente incrinato le residue certezze su cui si reggeva il progetto giallorosso. Nelle ore concitate che hanno seguito l’undicesima sconfitta in campionato, una delle più umilianti per numeri e mole di gioco, è emersa con chiarezza la linea dettata dalla proprietà Friedkin: niente più alibi, nessun parafulmine. Se in passato la società aveva spesso protetto il gruppo squadra a discapito degli allenatori (da Fonseca a Mourinho, passando per De Rossi e Juric), stavolta il bersaglio è esattamente opposto, e la posizione del tecnico Gian Piero Gasperini appare piuttosto blindata.
La svolta dei Friedkin e il congelamento dei contratti
L’idea che sta prendendo forma a Trigoria, alimentata dalle fonti di stampa come il Corriere dello Sport, è quella di una rivoluzione profonda destinata a colpire il cosiddetto “nucleo storico” dello spogliatoio. A finire nel mirino non è solo l’ex capitano Lorenzo Pellegrini, in scadenza e già con un piede fuori dalla porta, ma anche quei pilastri che sembravano intoccabili come Bryan Cristante e Gianluca Mancini. I loro rinnovi contrattuali, da tempo dati per imminenti o quantomeno scontati, sono stati congelati in via definitiva. È un segnale fortissimo che la proprietà manda alla piazza: la pazienza è finita, e l’era delle rendite di posizione (o, per usare un eufemismo, della “comfort zone”) deve concludersi. I Friedkin, delusi dall’ennesima prestazione opaca contro una candidata al Titolo, sembrano pronti a smantellare un gruppo che, nonostante i cambi di guida tecnica, ha sempre mostrato gli stessi limiti strutturali e mentali.
Squadra sotto accusa e un solo obiettivo: la rifondazione
Se prima le attenuanti erano d’obbligo, oggi l’aria è cambiata radicalmente. La proprietà americana ha tracciato una linea chiara: Gasperini resta saldo alla guida, nonostante qualche malumore estivo legato al mercato e alcuni dissidi emersi a gennaio con la dirigenza. L’allenatore, che pure ha sempre difeso i suoi giocatori davanti ai microfoni definendo “follia” l’idea di smantellare tutto, si trova ora a gestire una situazione in cui la dirigenza sembra intenzionata a sacrificare proprio quei senatori che lui vorrebbe invece rinforzare. Il messaggio è comunque recepito negli spogliatoi: nessuno è più al sicuro. Con sette giornate ancora da giocare, il presente è amaro (la rincorsa al quarto posto si fa durissima), ma il futuro si preannuncia come un cantiere aperto. La parola d’ordine, stavolta, sembra essere davvero “rivoluzione”, senza più la protezione che in passato veniva garantita a chi indossava questa maglia.




