Juventus-Galatasaray, la notte in cui i bianconeri devono ribaltare un 5-2 che pesa come un macigno

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un’impresa che profuma di leggenda, e poi c’è la realtà dei numeri: per la Juventus, recuperare il 5-2 subito all’andata contro il Galatasaray non è solo una questione di gol, ma di identità. Quella squadra che a Istanbul, nel primo tempo, aveva illuso tutti giocando a tratti un buon calcio, si è letteralmente dissolta nella ripresa, subendo la foga e la qualità dei turchi, bravi a capitalizzare ogni errore -5. Ora, tra le mura dell'Allianz Stadium, l’obiettivo è chiaro e al tempo stesso ai limiti del possibile: servono tre reti per portare la partita ai supplementari, quattro per staccare il biglietto per gli ottavi di finale senza passare per la roulette dei tempi extra -4. È una di quelle notti in cui il calcio smette di essere un semplice gioco e diventa un crocevia di destini, un appuntamento con la storia recente di un club che in Europa ha scritto pagine memorabili, ma che da qualche anno fatica a ritrovarsi.

Luciano Spalletti, l’uomo seduto sulla panchina più calda d'Italia, lo sa bene. Alla vigilia del match, il tecnico toscano ha usato parole pesanti come macigni per caricare l'ambiente, perché in situazioni del genere, quando la tattica rischia di passare in secondo piano, è l’aspetto emotivo a fare la differenza. “Ci sono partite che non si giocano, si compongono”, ha spiegato Spalletti in conferenza stampa, lanciando un messaggio che suona quasi come una supplica -6. Il riferimento è alla partecipazione corale di un intero popolo, quello bianconero, chiamato a fare da dodicesimo uomo in una rimonta che sembra proibitiva -7. Il tecnico ha parlato di occhi e cuore, due elementi che vanno oltre i semplici schemi, due ingredienti necessari per provare a ribaltare un risultato che pesa, e tanto. Soprattutto, ha chiesto sostegno in un momento delicatissimo della stagione, fatto di cinque partite senza vittorie e di una fragilità difensiva che è diventata un caso nazionale -2. E a proposito di casi, Spalletti ha dovuto anche fare scudo intorno al suo portiere, Michele Di Gregorio, finito nel mirino della critica dopo l’ultima sconfitta in campionato contro il Como -2. Il numero uno è diventato il simbolo delle difficoltà di una squadra che subisce gol alla prima conclusione avversaria con una frequenza allarmante, eppure l’allenatore ha voluto dividere il carico, parlando di un "salvadanaio" comune dove mettere critiche e insulti, perché la colpa non è mai di un singolo ma di un'intera orchestra che ha perso la propria armonia -2.

Dall’altra parte, a provare a rovinare la festa ai padroni di casa, ci sarà un Galatasaray che non ha nessuna intenzione di gestire il vantaggio. Okan Buruk, tecnico dei turchi, ha spento sul nascere qualsiasi tentazione di calcoli e prudenza, consapevole che la Juventus, se lasciata respirare, potrebbe credere nell’impresa. “Non abbiamo ancora vinto nulla”, ha detto Buruk ai microfoni, dimostrando di conoscere bene le insidie di un ritorno giocato in uno stadio che, nei suoi giorni migliori, sa essere un fortino inespugnabile -8. La sua squadra arriva a Torino con la consapevolezza di aver dominato all’andata, ma anche con la lezione di chi sa che nel calcio la memoria è corta. La conferma del ritorno in campo di Victor Osimhen, l’ariete nigeriano che con la sua potenza ha fatto male alla difesa bianconera, è un'arma non indifferente per i giallorossi -8. Lui, che l'Italia l'ha già incendiata con la maglia del Napoli, rappresenta l'incubo peggiore per una retroguardia che nelle ultime uscite ha mostrato crepe evidenti. La presenza del centravanti, data per certa dopo le voci di un suo possibile forfait, cambia le carte in tavola e alza il livello di difficoltà per i difensori della Juventus, già alle prese con una situazione di emergenza che obbliga a scelte quasi obbligate -4.

Le scelte di formazione tra recuperi last minute e necessità tattiche

Se da un lato c'è la psicologia, dall'altro c'è la necessità di mettere in campo uomini in grado di eseguire il piano partita. Spalletti deve fare i conti con una lista di indisponibili che limita le sue opzioni: le squalifiche di Cambiaso e Cabal pesano come macigni sulle fasce, riducendo la spinta e obbligando a trovare soluzioni alternative -4. Tra le poche note positive, però, ci sono i recuperi di due giocatori chiave come Bremer e Kenan Yildiz. Il difensore brasiliano, pilastro della retroguardia, dovrebbe essere gettato nella mischia dal primo minuto nonostante i recenti problemi fisici, a testimonianza di quanto la sua presenza sia ritenuta indispensabile per arginare le scorribande di Osimhen e compagni -9. E poi c'è lui, Yildiz. Il giovane talento turco, in un curioso scherzo del destino, si trova a dover affrontare la squadra del suo paese in una notte che potrebbe consacrarlo definitivamente. Spalletti ha raccontato di un ragazzo che, nonostante non fosse al top, gli si è avvicinato al termine dell'allenamento per sussurrargli: "Sono pronto, voglio giocare" -7. Una dimostrazione di forza e attaccamento alla maglia che in un contesto come quello attuale vale più di mille parole. Con lui alle spalle di David, l'unico centravanti di ruolo a disposizione dopo l'infortunio di Openda, la Juventus cercherà di costruire quelle trame offensive che all'andata, per larghi tratti, avevano funzionato -1. La sensazione, leggendo le probabili formazioni, è che i bianconeri si affideranno a un 4-2-3-1 votato all'attacco, con l'obbligo di sporcare il meno possibile la manovra e di essere letali nelle due aree, esattamente quelle zone di campo che a Istanbul hanno fatto la differenza in negativo -4-9. Di fronte, il Galatasaray si affiderà alla verve di Noa Lang e alla regia di Torreira per colpire in contropiede, sfruttando gli spazi che la Juventus, nel suo disperato tentativo di segnare, sarà costretta a concedere -8.

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