Dieta mediterranea, aggiornata la piramide alimentare: che cosa cambia con la crononutrizione

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non è più solo una questione di qualità degli alimenti, di bilanciamento tra i nutrienti o di porzioni, ma subentra ora una variabile temporale che finora era stata per lo più trascurata: la piramide della dieta mediterranea, quel modello iconico che da decenni orienta le scelte alimentari di milioni di persone, si arricchisce di una nuova dimensione. In occasione della Giornata mondiale dell'obesità, la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e l'Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) hanno difatti presentato una versione aggiornata di questa rappresentazione grafica, integrando i principi della crononutrizione. L'idea di fondo, suffragata da un numero crescente di evidenze scientifiche pubblicate su riviste specializzate come Current Nutrition Reports, è che il nostro metabolismo non lavori in maniera costante nell'arco delle ventiquattr'ore, bensì segua un ritmo scandito dall'orologio biologico interno, quello stesso che regola la secrezione ormonale, il ciclo sonno-veglia e la temperatura Corporea. Pertanto, mangiare un determinato cibo al mattino piuttosto che alla sera può produrre effetti metabolici sostanzialmente diversi, un concetto che trova le sue radici nella fisiologia più elementare e che oggi viene formalizzato in una raccomandazione ufficiale.

Il sole e la luna come nuovi indicatori: cosa mangiare e quando

La novità più immediatamente percepibile nella nuova piramide riguarda l'iconografia: accanto agli alimenti, compaiono i simboli del sole e della luna, a indicare il momento della giornata più adatto per il loro consumo. Il sole, che richiama le ore diurne e in particolare la fascia che va dal mattino al primo pomeriggio, è associato agli alimenti ricchi di carboidrati complessi e fibre, come cereali preferibilmente integrali, pasta, pane, legumi e frutta. La logica alla base di questa indicazione risiede nella maggiore sensibilità all'insulina che caratterizza le prime ore del giorno; al mattino, il pancreas rilascia l'ormone in maniera più efficiente e le cellule rispondono meglio al segnale, utilizzando prontamente il glucosio come fonte energetica. La luna, invece, orienta verso i pasti serali suggerendo il consumo di proteine magre – quelle del pesce, delle carni bianche o dei latticini magri – e di verdure, accompagnate magari da una manciata di frutta secca o semi, alimenti questi ultimi che, grazie al contenuto di triptofano e melatonina, possono favorire un sonno ristoratore e la rigenerazione muscolare notturna. La sera, quando il si prepara al riposo, la tolleranza al glucosio diminuisce e un pasto ricco di zuccheri e carboidrati raffinati potrebbe tradursi in un picco glicemico più pronunciato e in un maggior accumulo di grasso, fenomeni che la crononutrizione cerca di prevenire proprio attraverso questa redistribuzione dei nutrienti.

Il ruolo del cronotipo individuale: gufi e allodole a confronto

Un ulteriore elemento di approfondimento, che rende il modello ancora più sofisticato e personalizzato, riguarda la distinzione tra i diversi cronotipi individuali. Non tutte le persone, infatti, sono uguali di fronte alla luce del giorno e all'alternarsi della notte: c'è chi, la cosiddetta allodola, è più attivo e reattivo nelle ore mattutine, e chi, il gufo, tende a posticipare sonno e attività nelle ore serali e notturne. Le evidenze scientifiche raccolte dai ricercatori della SIE e dell'ADI mostrano come i soggetti con cronotipo serotino, i gufi per intenderci, tendano più frequentemente a saltare la colazione e a concentrare l'assunzione di cibo in tarda serata, andando così incontro a un disallineamento tra i loro ritmi biologici interni e i tempi dell'alimentazione, un fenomeno definito social jetlag metabolico. Questa abitudine, che li espone a un rischio maggiore di sviluppare obesità e alterazioni metaboliche, può essere contrastata proprio grazie alle indicazioni della nuova piramide, che invita a riallineare gradualmente l'assunzione calorica con le ore di luce, insegnando a fare una colazione adeguata e a non rendere la cena il pasto principale della giornata. Le allodole, al contrario, risultano naturalmente più allineate al modello fisiologico e traggono giovamento da una prima colazione sostanziosa e da una cena più leggera e proteica.

Uno stile di vita globale oltre il piatto

La nuova rappresentazione della piramide non si limita però a ridisegnare la distribuzione dei macronutrienti nell'arco della giornata, ma ambisce a rafforzare il concetto stesso di dieta mediterranea come stile di vita complessivo. Alla base della piramide, infatti, trovano spazio anche elementi che nulla hanno a che vedere con il cibo in sé, ma che incidono profondamente sulla salute endocrino-metabolica: l'attività fisica da svolgere preferibilmente alla luce del sole, un sonno di qualità e della durata adeguata, la convivialità a tavola e il rispetto della stagionalità e della biodiversità degli alimenti. Si tratta di un ritorno alle origini, a quell'idea di dieta mediterranea iscritta dall'Unesco nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, che non è mai stata solo un elenco di cibi da consumare, ma un insieme di pratiche, saperi e relazioni sociali. L'aggiornamento proposto dagli endocrinologi, dunque, non stravolge i principi cardine di questo modello – l'abbondanza di vegetali, l'uso dell'olio extravergine di oliva, il consumo moderato di carne rossa – ma li innesta su una conoscenza più profonda dei meccanismi fisiologici che regolano il nostro organismo, offrendo uno strumento che si spera possa rivelarsi utile tanto per la prevenzione quanto per la pratica clinica quotidiana, in un'ottica di nutrizione sempre più personalizzata e rispettosa dei ritmi della natura.

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