Cessate il fuoco in Libano, Hezbollah respinge l’intesa e attacca i negoziati
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Redazione Esteri
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Il cessate il fuoco in Libano è stato respinto da Hezbollah poche ore dopo la firma dell’accordo tra Israele e Libano, aprendo una nuova fase di tensione sul fronte meridionale del Paese. Il movimento paramilitare sciita non riconosce l’intesa sostenuta da Washington e contesta in particolare l’assenza di un impegno sul ritiro delle truppe israeliane dal territorio libanese e sul ritorno degli sfollati nelle aree del sud. Secondo il leader di Hezbollah, Naim Qassem, l’accordo rappresenta una “capitolazione e una sconfitta”, mentre il governo di Beirut è stato invitato a interrompere quella che il movimento definisce una “farsa” negoziale con Israele.
Le critiche di Hezbollah all’accordo tra Israele e Libano
La contestazione di Hezbollah arriva mentre continuano a essere segnalate violazioni della tregua. Il movimento sostiene che l’intesa non risponda alle richieste considerate fondamentali per il Libano meridionale e mantiene una posizione di netta opposizione rispetto ai contenuti dell’accordo. Le dichiarazioni di Naim Qassem hanno evidenziato il rifiuto di una soluzione che, secondo Hezbollah, non garantisce né il ritiro delle forze israeliane né il ritorno delle persone costrette a lasciare le proprie abitazioni durante il conflitto. Le parole del leader sciita hanno contribuito ad alimentare un clima di forte incertezza attorno alla tenuta del cessate il fuoco appena sottoscritto.
Dall’altra parte, le autorità israeliane presentano l’intesa come un passaggio destinato a modificare gli equilibri lungo il confine. L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha descritto l’accordo come un tentativo di interrompere una dinamica ripetutasi negli ultimi decenni, caratterizzata dal ritiro israeliano, dal ritorno di Hezbollah nelle aree di confine e dalla successiva ripresa delle ostilità. Secondo quanto illustrato da Leiter, l’intesa prevede la creazione di “zone pilota” nel sud del Libano sotto il controllo dell’esercito libanese ed è subordinata alla cessazione completa degli attacchi da parte di Hezbollah e al ritiro dei suoi operativi dall’area interessata.
Beirut tra normalità apparente e timori per il futuro della tregua
Nella capitale libanese l’annuncio del cessate il fuoco è stato accolto senza particolari manifestazioni di entusiasmo. Beirut si è svegliata con il consueto traffico lungo le principali arterie cittadine, negozi aperti, scuole in funzione e uffici pubblici operativi. La vita quotidiana è proseguita seguendo ritmi apparentemente ordinari, ma in diversi quartieri resta evidente il peso del conflitto che ha segnato il Paese nelle ultime settimane. Tra droni israeliani ancora presenti nei cieli e strutture temporanee utilizzate dagli sfollati, la percezione di una tregua stabile appare tutt’altro che consolidata.
Nel quartiere di Hamra, uno dei punti più frequentati della città, la presenza di famiglie e persone costrette a lasciare il sud del Libano continua a ricordare gli effetti della guerra. Tra gli abitanti e i sostenitori locali di Hezbollah prevale lo scetticismo sulla durata dell’intesa. Alcuni ritengono che il percorso verso una reale stabilizzazione sia ancora lungo e che le divergenze emerse subito dopo la firma dell’accordo rappresentino un ostacolo significativo. La distanza tra la lettura israeliana dell’intesa, definita da alcuni rappresentanti diplomatici un risultato storico, e la posizione di Hezbollah mostra quanto restino profonde le divisioni attorno al futuro assetto della frontiera tra Israele e Libano.
Le diverse letture di un accordo definito storico da Israele
Israele continua a sottolineare il valore strategico dell’intesa raggiunta. L’ambasciatore israeliano Jonathan Peled ha parlato di un “risultato storico”, evidenziando le potenzialità dell’accordo sul fronte settentrionale. La posizione espressa dai rappresentanti israeliani contrasta però con quella di Hezbollah, che considera il negoziato una concessione inaccettabile e mette in dubbio la possibilità che il cessate il fuoco possa reggere nel tempo. Le reazioni emerse nelle ore successive alla firma mostrano quindi un quadro caratterizzato da interpretazioni opposte dello stesso accordo, mentre sul terreno restano aperti i nodi relativi alla sicurezza del sud del Libano, alla presenza delle forze coinvolte e al futuro degli sfollati.




