Karla Sofía Gascón, "Con 'Emilia Pérez' do voce a chi non ce l'ha"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Karla Sofía Gascón è entrata nella storia del cinema con il musical tra narcos e identità di genere "Emilia Pérez" di Jacques Audiard, diventando la prima attrice transessuale a vincere il premio per la miglior interpretazione femminile all'ultimo Festival di Cannes e a ottenere una nomination per la stessa categoria ai Golden Globe. Ora l'attesa è tutta per gli Oscar, dove Gascón potrebbe portarsi a casa la prima statuetta.
Il film, che si prende il rischio di confrontarsi con l’assoluto, racconta la storia di un potente boss del narcotraffico messicano che decide di esaudire il desiderio della sua vita: diventare la donna che ha sempre sentito di essere, lasciare gli affari, inscenare la propria morte e sparire per sempre. Jacques Audiard, con "Emilia Pérez", continua il suo percorso di scavo espressivo sulle possibilità dei corpi e dei generi cinematografici, come già fatto in "Dheepan", Palma d’Oro a Cannes, e in "Un sapore di ruggine e ossa", con il corpo mutilato di Marion Cotillard e quello massacrato dai pugni e dai calci di Matthias Schoenaerts.
Tuttavia, il film ha suscitato polemiche per la mancanza di aderenza linguistica degli attori, che sono tutti fuorché messicani, e per la sua natura pretestuosamente diversa, apparentemente intrigante ma priva di brio e curiosità verso i temi trattati. Girato alle porte di Parigi come fosse in Messico, "Emilia Pérez" è stato criticato per essere una torta multistrato che, una volta addentata, non sa di nulla.
Nonostante le critiche, il film ha comunque ottenuto riconoscimenti importanti e ha acceso il dibattito sulle rappresentazioni di genere e identità nel cinema contemporaneo.




