Turchia, nuovo naufragio nel mar Egeo: 18 morti e 21 superstiti al largo di Bodrum
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il conto delle vittime nel Mediterraneo si aggrava con una cadenza ormai inesorabile, scandita dai relitti che punteggiano le rotte della disperazione. Nelle ultime ore, un gommone carico di migranti – trentanove le persone che vi avevano trovato posto, stipate in un involucro di gomma tutt’altro che adatto a solcare quelle acque – è colato a picco al largo della costa sud-occidentale della Turchia, nei pressi di Bodrum. A dare notizia del bilancio, destinato a rimanere provvisorio finché le operazioni non saranno ultimate, è stata la guardia costiera turca, intervenuta con le proprie unità navali dopo la segnalazione del sinistro.
Il bilancio provvisorio e i soccorsi
Le acque dell’Egeo, che lambiscono una delle località turistiche più rinomate della regione, sono state teatro del recupero dei corpi di diciotto persone. “A seguito delle operazioni di ricerca e soccorso – si legge nella nota ufficiale diffusa dalle autorità – 21 migranti senza documenti sono stati tratti in salvo vivi, mentre sono stati recuperati i corpi di altri 18”. Il comunicato, stringato nel descrivere la dinamica del naufragio, lascia intendere la complessità dell’intervento in un tratto di mare storicamente battuto da correnti insidiose, dove le condizioni meteorologiche e la fragilità dei natanti utilizzati dai trafficanti rendono ogni traversata un azzardo.
Due tragedie in poche ore
Il dramma di Bodrum non è stato tuttavia un episodio isolato, ma si inserisce in una sequenza di eventi tragici che hanno scandito la stessa giornata lungo le due sponde del Mediterraneo. Mentre le motovedette turche scandagliavano il mare alla ricerca di ulteriori dispersi – un’attività che la guardia costiera ha dichiarato essere ancora in corso, non escludendo la possibilità che il numero delle vittime possa subire aggiornamenti – un altro naufragio imponeva la sua scia di lutti a Lampedusa. Nell’isola siciliana, crocevia obbligato della rotta centrale, sono stati recuperati i corpi di altre diciotto persone, in quella che si configura come una delle giornate più nere per le migrazioni via mare.
I sopravvissuti e la rotta turca
I ventuno superstiti del naufragio del gommone, tratti in salvo dalle squadre di soccorso turche, sono stati sbarcati sulla terraferma in condizioni di evidente fragilità. Disidratati, infreddoliti e sfiniti dallo sforzo di rimanere a galla dopo lo schianto dell’imbarcazione contro gli scogli o a causa di uno squarcio nello scafo – circostanza che gli inquirenti locali stanno ancora tentando di accertare – rappresentano l’altra faccia della medaglia rispetto alle diciotto salme recuperate. Il loro racconto, filtrato attraverso gli interpreti, restituirà presumibilmente particoli su una partenza avvenuta probabilmente nelle prime ore del mattino, quando il buio avrebbe dovuto garantire l’impunità necessaria per eludere i controlli.
Il dato, confermato dalle fonti ufficiali, è che il gommone avrebbe tentato di sottrarsi alla visuale della guardia costiera prima di affondare, un dettaglio che getta luce sulle modalità con cui operano gli scafisti in questa porzione dell’Egeo. Le indagini, come si evince dalle note delle autorità, proseguono non solo per accertare l’eventuale presenza di ulteriori dispersi, ma anche per risalire ai responsabili di un viaggio costato la vita a diciotto persone, i cui corpi giacciono ora nell’obitorio di Bodrum in attesa dei riconoscimenti.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
