Apple Music introduce le etichette per la musica creata con l’intelligenza artificiale

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La rivoluzione portata dall’intelligenza artificiale generativa nel mondo della produzione musicale, un fenomeno che negli ultimi mesi ha sollevato non poche questioni di natura etica e commerciale, trova ora una prima, significativa risposta da una delle piattaforme di streaming più influenti al mondo. Apple Music, con una mossa che arriva dopo mesi di discussioni informali e pressioni da parte di alcuni settori dell’industria discografica, ha ufficialmente annunciato l’introduzione di un sistema di etichettatura pensato per segnalare agli ascoltatori i brani – ma non solo – realizzati con il contributo determinante di strumenti di intelligenza artificiale. La comunicazione, come riportato mercoledì 4 marzo da testate specializzate come Music Business Worldwide, è stata veicolata attraverso una newsletter inviata direttamente ai partner del settore, delineando i contorni di quella che Apple stessa ha definito una “trasparenza tag”.

Il meccanismo, nella sua architettura, si presenta come un’estensione dei metadati tradizionali, quelli che già oggi accompagnano ogni traccia digitale con informazioni come il Titolo, il nome dell’artista o il genere musicale. La novità sostanziale risiede nella possibilità, per le etichette discografiche e i distributori, di apporre specifici marcatori che certifichino l’uso dell’AI in quattro aree distinte della creazione di un’opera. Si va dalla copertina dell’album, per la quale è previsto un tag dedicato qualora una “parte materiale” dell’artwork sia stata generata artificialmente, passando per la traccia audio vera e propria, fino ad arrivare alla composizione, quindi al nucleo scritto del brano che include le liriche, e infine al video musicale che eventualmente lo accompagna. Questa granularità, che permette di applicare più etichette allo stesso prodotto, tradisce la volontà di voler fotografare con precisione le diverse modalità con cui l’AI si inserisce nei flussi di lavoro creativi, senza per questo cadere in generalizzazioni.

Un sistema volontario che affida la responsabilità ai distributori

Il punto cardine, e forse anche il più discusso, di questa nuova direttiva risiede nella sua natura non vincolante dal punto di vista dell’individuazione automatica. A differenza di altre piattaforme, come la francese Deezer che ha sviluppato un sistema proprietario di rilevamento attivo dell’AI e che ha recentemente dichiarato di ricevere circa sessantamila brani interamente generati ogni giorno, Apple ha scelto una strada diversa, basata sull’autocertificazione. Spetterà quindi ai fornitori di contenuti, e solo a loro, l’onere di dichiarare se e come hanno utilizzato l’intelligenza artificiale nella realizzazione di un’opera. Apple, da parte sua, si limiterà a esporre queste informazioni all’ascoltatore qualora gli vengano fornite, senza alcun tipo di verifica incrociata o, quantomeno, senza che questa sia stata per ora annunciata.

L’approccio, che lascia ampio margine di discrezionalità agli stessi soggetti che immettono musica nel mercato, è stato giustificato dalla società di Cupertino come un primo, necessario passo per dotare l’industria degli strumenti informativi di base, quelli senza i quali qualsiasi regolamentazione futura rischierebbe di basarsi su dati incompleti o inesistenti. In una nota riportata dai partner, Apple ha sottolineato come una corretta etichettatura dei contenuti rappresenti il presupposto fondamentale per permettere a tutto l’ecosistema musicale di sviluppare politiche consapevoli e condivise, richiamando esplicitamente distributori ed etichette a un ruolo attivo in questo processo di trasparenza.

Il contesto di un settore alla ricerca di regole condivise

Questa iniziativa di Apple Music non nasce in un vuoto normativo o imprenditoriale, ma si inserisce in un dibattito più ampio e piuttosto acceso che sta attraversando l’intera filiera della musica registrata. Mentre colossi come Spotify stanno lavorando, in collaborazione con organizzazioni come il DDEX (Digital Data Exchange), alla definizione di standard universali per la disclosure dell’AI nei crediti musicali, altri attori hanno già adottato misure più drastiche. Piattaforme come Bandcamp, ad esempio, hanno scelto la via del divieto esplicito per i brani integralmente generati, mentre iHeartRadio ha lanciato un programma dal nome inequivocabile, “Garantito Umano”, per escludere la musica sintetica dalle sue frequenze radiofoniche.

La scelta di Apple, che potremmo definire morbida, si basa sull’idea che la trasparenza informativa possa, da sola, fornire all’ascoltatore la chiave di giudizio, demandando a lui la decisione finale su cosa ascoltare. Rimangono sullo sfondo, tuttavia, questioni tecniche e legali di non poco conto: la stessa definizione di “parte materiale” che fa scattare l’obbligo morale di etichettatura, così come l’assenza di un meccanismo sanzionatorio per chi decidesse di non dichiarare l’uso dell’AI, rappresentano variabili tutte da verificare nell’implementazione pratica di queste nuove linee guida, la cui efficacia reale potrà essere valutata solo nei prossimi mesi.

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