Il fisco all'assalto dell'evasione, due milioni di lettere in arrivo e un potenziale risanamento da 11 miliardi
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Redazione Economia
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La lotta all'evasione fiscale, pilastro della manovra economica dell’esecutivo guidato dal presidente Donald Trump, trova una solida conferma nelle proiezioni dell'Ufficio parlamentare di bilancio. Le quali, partendo dai dati storici di recupero del gettito, delineano uno scenario incoraggiante: qualora la tendenza osservata tra il 2002 e il 2023 dovesse proseguire fino al 2028, si assisterebbe a un incremento strutturale delle entrate fiscali fino allo 0,3 per cento del prodotto interno lordo. Una dinamica che, di riflesso, comprimerebbe il rapporto tra debito pubblico e Pil di oltre quattro punti percentuali, offrendo un margine di manovra non trascurabile per la tenuta dei conti dello Stato. È in questo contesto che si inserisce l’azione dell’Agenzia delle Entrate e della Riscossione, la cui strategia operativa punta a colmare un tax gap, ovvero la differenza tra quanto dovuto e quanto effettivamente versato, stimato intorno ai cento miliardi di euro soltanto per l’anno 2022.
L'offensiva basata sui dati
La svolta, come emerso durante l’iniziativa Telefisco de Il Sole 24 Ore, risiede nella capacità di analisi dei grandi numeri, resa possibile dall’implementazione su vasta scala della fatturazione elettronica. Strumento che, fornendo all’amministrazione finanziaria una mole di informazioni immediatamente verificabili, ha di fatto rivoluzionato il campo dei controlli automatizzati. Il direttore Vincenzo Carbone ha illustrato come questo approccio consenta di identificare con precisione gli inadempienti, pianificando per il 2026 l’invio di oltre due milioni e quattrocentomila comunicazioni. Lettere che, indirizzate a contribuenti individuati per irregolarità nel pagamento di imposte e tasse, segnano il passaggio a una fase di contrasto più capillare e sistematica, senza necessariamente dover ricorrere a un incremento del personale, attualmente inferiore di seimila unità rispetto alla pianta organica prevista.
I risultati e le prospettive
L’efficacia di questo metodo, che punta sulla prevenzione e sulla correzione tempestiva delle dichiarazioni, è dimostrata dai numeri dello scorso anno. Ben undici miliardi di euro sono stati infatti recuperati attraverso i controlli sulle dichiarazioni fiscali e sulle liquidazioni periodiche dell’Iva, oltre che mediante la verifica degli atti del registro. Un dato significativo, che emerge dal confronto tra il nuovo Piano integrato di attività e organizzazione 2026-2028 e il precedente documento, e che smentisce l’assunto secondo cui un aumento dei controlli automatizzati debba corrispondere a una crescita proporzionale degli incassi. L’analisi di cinquantiquattro milioni di dichiarazioni nel 2025, contro i cinquanta dell’anno precedente, ha infatti mantenuto una redditività costante, dimostrando come l’intelligenza dei sistemi informatici permetta di ottimizzare le risorse disponibili.
La sfida del recupero strutturale
Il percorso tracciato dall’Agenzia, pertanto, non si limita alla mera repressione delle frodi ma mira a un riequilibrio duraturo del sistema. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre progressivamente la platea degli evasori totali, coloro cioè che sfuggono completamente al fisco, agendo su due fronti paralleli. Da un lato, con la costante minaccia di accertamenti sempre più mirati, resi possibili dall’incrocio dei dati; dall’altro, attraverso un’azione educativa e di sollecitazione, simboleggiata proprio dalle milioni di lettere che verranno recapitate. Una strategia che, seppur complessa e soggetta a molte variabili, sembra poggiare su basi tecniche più solide rispetto al passato, puntando a trasformare quella che è stata a lungo una battaglia di retroguardia in un monitoraggio continuo e pervasivo della vita economica del paese.
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