Hamilton e Ferrari: la crisi di un campione e il peso di un mito
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Redazione Sport
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Lewis Hamilton, che a Spa aveva mostrato segnali di ripresa dopo una qualifica deludente, sembra aver perso nuovamente fiducia in se stesso e nella Ferrari. L’eliminazione precoce nel Q2 a Budapest — la quarta della stagione dopo Miami, Imola e il Belgio — ha riacceso dubbi e frustrazioni in un pilota abituato a dominare sull’Hungaroring, circuito dove in passato ha collezionato nove pole position e otto vittorie.
«Sono inutile, assolutamente inutile», ha confessato ai giornalisti inglesi, nascondendo lo sguardo sotto la visiera del cappellino. Un’ammissione cruda, che suona come un’autocritica senza sconti. Se da un lato Charles Leclerc ha dimostrato che la vettura può competere per la pole, dall’altro Hamilton fatica a trovare la sintonia con la monoposto, accumulando errori e prestazioni sotto le aspettative. «Non ho risposte da dare», ha aggiunto, lasciando intendere che il problema non sia solo la macchina.
Carlo Vanzini, commentando la situazione su Sky Sport, ha sottolineato come la delusione del britannico sia comprensibile, ma non irreversibile. La stagione, per quanto complicata, potrebbe ancora riservare svolte. Tuttavia, le parole di Hamilton — «Forse bisogna cambiare pilota» — rivelano un disagio profondo, che va oltre la semplice insoddisfazione per i risultati.




