L’Idf conquista il castello di Beaufort in Libano e la Francia chiede un intervento d’urgenza all’Onu
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Redazione Esteri
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L’esercito israeliano ha messo a segno un’operazione che, per portata simbolica e valore tattico, rappresenta forse la mossa più audace da quando l’incursione in territorio libanese è stata ampliata oltre la fascia cuscinetto tradizionale.
Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno ufficialmente preso il controllo del castello di Beaufort, l’antica fortezza crociata che domina la valle del fiume Litani, issando la propria bandiera laddove, già nel corso del primo conflitto in Libano datato 1982, era accaduto in circostanze storiche ben diverse. ilgiornaleditalia +3
L’annuncio, arrivato nella giornata di domenica, è stato accompagnato dalla dichiarazione del primo ministro Benjamin Netanyahu, il quale – nell’illustrare la portata dell’avanzata – ha spiegato che l’Idf ha ricevuto l’ordine di approfondire ulteriormente la propria presenza nelle zone che erano sotto il controllo di Hezbollah, consolidando il cosiddetto “superamento della barriera della paura”. open +3
Quella che fino a pochi mesi fa appariva come una linea di contenimento lungo il confine settentrionale, si è dunque trasformata in una penetrazione sistematica, giustificata da Gerusalemme con la necessità di smantellare le infrastrutture militari del partito armato libanese e rimuovere le minacce, giudicate imminenti, per le comunità agricole della Galilea e per i residenti di Metula. mediaset +3
Il valore strategico della fortezza e l’avanzata oltre il Litani
La conquista del crinale di Beaufort – situato a circa cinque chilometri dal confine, arroccato a picco sul corso d’acqua che storicamente ha rappresentato una linea di demarcazione – non costituisce tuttavia soltanto un trofeo mediatico: dalle sue postazioni, come documentato dalle stesse fonti militari, Hezbollah avrebbe diretto per anni attività di fuoco e lanci di razzi, sfruttando la visuale privilegiata sulla Galilea occidentale. ilgiornaleditalia +3
L’Idf ha pertanto varcato il Litani in forze, impiegando un contingente significativo di fanteria supportato da artiglieria e incursioni aeree preventive; l’obiettivo dichiarato è quello di ampliare la “Forward Defense Line”, ovvero la linea difensiva avanzata, e di mettere in sicurezza una zona cuscinetto che possa interrompere le rotte logistiche utilizzate dai miliziani. mediaset +3
Non secondario, a questo proposito, l’aspetto aneddotico legato alla memoria storica della brigata Golani, che quarantaquattro anni fa pagò un prezzo altissimo in vite umane proprio per espugnare quello stesso baluardo: stavolta, a differenza del 1982, l’esercito israeliano intende mantenere il controllo della postazione come parte integrante di una ridefinizione permanente degli equilibri di sicurezza, come lasciato intendere dal ministro della Difesa Israel Katz quando ha parlato di una “chiara risposta a chi minaccia i cittadini d’Israele”. ilgiornaleditalia +3
La protesta francese e la mobilitazione diplomatica all’Onu
In reazione a questa escalation – che nelle ultime settimane ha già causato danni a decine di villaggi e siti archeologici nella regione di Nabatieh – la Francia ha deciso di rompere gli indugi, sollecitando una convocazione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. mediaset +3
Il ministro degli Esteri transalpino, Jean-Noël Barrot, nel corso di un’intervista rilasciata a BFMTV, ha definito l’avanzata israeliana “un errore di notevole gravità”, sottolineando che nulla può giustificare il prolungamento di operazioni militari che configurano, a suo avviso, un’occupazione sempre più profonda del territorio libanese in violazione del diritto internazionale. ilmessaggero +3
La richiesta di una riunione urgente – sostenuta anche dal console generale francese nella regione mediorientale – riflette la crescente preoccupazione di Parigi, la quale vanta legami storici con Beirut risalenti al periodo del mandato e teme che la presa del castello non sia che l’inizio di una campagna di espansione territoriale destinata a destabilizzare ulteriormente l’area. rainews +3
Non è sfuggito agli analisti, del resto, il fatto che la nota ufficiale dell’Eliseo sia giunta poche ore dopo la diffusione delle immagini che ritraggono le truppe israeliane mentre espongono i vessilli nazionali sulle mura della fortezza crociata, un gesto ritenuto da Beirut come una deliberata provocazione. mediaset +3
Le ripercussioni sul patrimonio storico e la risposta di Beirut
Sul campo, intanto, mentre i carri armati continuavano ad avanzare nella zona di Wadi al-Saluki e verso i sobborghi di Nabatieh, il ministro della Cultura libanese Sarkis El Khoury ha lanciato un allarme drammatico riguardante lo stato del patrimonio archeologico nazionale.
Secondo quanto dichiarato agli organi di stampa locali, sarebbero stati rasi al suolo o gravemente danneggiati almeno sessantasette villaggi storici, alcuni dei quali – ha specificato il funzionario – risalenti a cinquemila anni fa. ilfattoquotidiano +3
Sebbene il Libano possa annoverare ben settantatré siti tutelati dall’Unesco, l’intensità dei bombardamenti e la natura delle operazioni di terra stanno rendendo vani, per ora, i tentativi di preservare le testimonianze materiali delle antiche civiltà fenicie, romane e medievali che punteggiano il sud del paese. mediaset +3
Le autorità di Beirut, pur prive di strumenti militari per contrastare l’invasione, hanno denunciato l’accaduto come una violazione sistematica delle convenzioni internazionali, mentre l’esercito libanese si è limitato a osservare l’avanzata israeliana senza intervenire, nel tentativo di evitare un’escalation che potrebbe coinvolgere direttamente le sue caserme. ilgiornale +3
La comunità internazionale – al di là della richiesta di intervento francese – sembra per il momento assistere a quella che molti definiscono una ridefinizione forzata dei confini di fatto, sancita dalla bandiera issata sul Beaufort e dall’assenza, fino a questo momento, di una condanna unanime da parte dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. open +3




