Misure fiscali per i salari, la manovra punta su Irpef agevolata
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Redazione Economia
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Il governo sta definendo un pacchetto di interventi sul lavoro che, garantendo continuità con le misure già in vigore, introduce nuovi strumenti di stimolo salariale. L’obiettivo principale, in questa fase decisiva per la manovra, è quello di accelerare la contrattazione collettiva e sostenere i redditi reali, che sono stati fortemente erosi dall'inflazione negli ultimi anni. Si lavora, in particolare, all’ipotesi di applicare un’aliquota Irpef ridotta al 10% sugli aumenti in busta paga derivanti proprio dai rinnovi contrattuali, una mossa che punta ad alleggerire il peso fiscale sui lavoratori dipendenti e a rilanciare il loro potere d’acquisto.
La tredicesima senza bonus
Mentre si discute sul futuro del fisco sugli stipendi, si delinea invece uno scenario completamente diverso per la tredicesima mensilità del 2025. Quest’anno, infatti, non sono previsti bonus, neanche selettivi, né alcuna forma di detassazione per il cosiddetto “stipendio doppio” di dicembre. La situazione appare in netto contrasto con lo scorso anno, quando l’Agenzia delle Entrate si occupava di chiarire i requisiti per ottenere il bonus Natale, quei 100 euro in busta paga insieme alla tredicesima per i genitori con figli a carico.
L’obiettivo politico e il nodo coperture
La detassazione della tredicesima mensilità resta comunque una delle ipotesi più discusse in vista della prossima legge di Bilancio. L’obiettivo politico, che è quello di dare più soldi ai lavoratori nel mese tradizionalmente più oneroso per le famiglie e, al contempo, sostenere i consumi interni in una fase di stagnazione economica, si scontra però con un nodo cruciale: quello delle coperture finanziarie. Dietro la promessa di una “tredicesima più ricca”, che potrebbe significare fino a 2.200 euro in più in busta paga, si nasconde infatti la necessità di reperire le risorse per un intervento di tale portata.
Le simulazioni sul netto in busta paga
Il ministero del Lavoro sta dunque elaborando un piano che, concentrandosi su aumenti contrattuali, straordinari e lavoro festivo, prevede che le tasse possano scendere, facendo conseguentemente aumentare il netto in busta paga. Su questi elementi, che rappresentano una leva importante per la crescita della retribuzione, l’esecutivo intende agire con aliquote agevolate. L’idea di una tassazione ridotta, che qualcuno definisce già “flat tax sui salari”, si configura come il perno di una strategia più ampia per rilanciare i salari attraverso benefit e premi produttività, i quali, venendo tassati meno, diventano più consistenti per chi li riceve.




